<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016</id><updated>2012-02-12T20:03:06.289+01:00</updated><title type='text'>"Costantemente rapito dalla vastità dell'intero" (il blog di Alessandro Cordelli)</title><subtitle type='html'>Varie questioni di scienza, spiritualità, ed altro...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>74</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3775046871495564111</id><published>2012-01-23T21:54:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T21:54:49.319+01:00</updated><title type='text'>Delle cose militari</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando, studiando la storia del passato o leggendo i fatti del presente﻿, ci si trova di fronte alla guerra vi è una tendenza inconsapevole a formulare giudizi articolati; ad esempio decidere chi sono i buoni e chi i cattivi, ragionare sulle cause che hanno portato al conflitto, ipotizzare conseguenze positive in seguito all'affermazione di un nuovo ordine. Talvolta è capitato e capita anche a me, ma se mi metto a riflettere cercando la radice più profonda di tutto ciò, mi accorgo che questo è sbagliato. Non vi è infatti nessuna considerazione che si addice alla guerra, eccetto il suo rifiuto semplice e radicale. Qualsiasi guerra (guerra di secessione, guerra di successione, guerra di conquista, guerra partigiana, guerra di liberazione, guerra santa, guerra portatrice di democrazia...) la si ottiene dal genere "guerra" aggiungendo un'opportuna differenza specifica. Ma una specie eredita dal genere tutti i suoi caratteri e poi ne aggiunge di nuovi che però non possono essere in contraddizione con quelli precedenti; come può dunque essere inaccettabile la guerra (cosa che a parole tutti proclamano) e poi addirittura santa la guerra fatta in nome della religione?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non ci sono molte analisi da fare sui vari eventi bellici; una sola parola è opportuna: rifiuto. Di solito, arrivati a questo punto della discussione le "persone di buon senso" sfoderano un argomento apparentemente formidabile: va bene, ma cosa avresti fatto con Hitler o con Bin Laden? Avresti lasciato che tutto il mondo cadesse sotto il giogo nazista o che alle donne italiane venisse imposto il &lt;em&gt;burka&lt;/em&gt; e che la basilica di San Pietro fosse trasformata in una moschea? L'argomento è sottilmente fallace, dato che considera una dinamica sociopolitica solo nella sua fase finale anziché nella sua interezza. Non si parla infatti delle condizioni oggettive che portarono la Germania del primo dopoguerra a precipitare nell'incubo nazista, né delle ingiustizie perpetrate in molte parti del nordafrica e medio oriente che hanno regalato validi argomenti all'integralismo islamico. La contraddizione si è mostrata in tutta la sua evidenza nell'ultima crisi internazionale, laddove un capo di stato (ahimé, il nostro!) baciava l'anello a Gheddafi e dopo poche settimane mandava aerei da guerra a bombardare la Libia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fatto è che l'ingiustizia, la corruzione e lo sfruttamento generano risentimento e instabilità e creano le condizioni ottimali per l'esplodere della violenza organizzata. Quando poi si è passato il punto di non ritorno ecco che le "persone di buon senso" ci spiegano come di fronte a mali ben più gravi o per proteggere civili inermi non c'è altra strada che un "intervento umanitario" (grottesco ossimoro, come se nel tirare bombe a casaccio sui quartieri delle città possa esservi qualcosa di umanitario).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma, la guerra non deve neanche essere presa in considerazione, è un confine da non valicare per nessun motivo, poiché la guerra è morte incomprensibile. La morte infatti non è necessariamente qualcosa di male: senza la morte noi saremmo ancora -&amp;nbsp;dopo tre miliardi e mezzo di anni - un esercito di protobionti che sguazzano nel brodo primordiale; con la morte chi ha già giocato la sua partita lascia libero il campo ai nuovi, liberando risorse e lasciando in eredità un prezioso capitale di conoscenze e di saggezza. La morte però, per essere accettata e comprensibile, deve seguire le sue regole, che sono essenzialmente due. In primo luogo un genitore non dovrebbe mai seppellire il proprio figlio; la seconda regola è che un uomo (o una donna) non dovrebbe mai morire quando i suoi figli hanno ancora bisogno di lui (o di lei). Bene, nella guerra queste regole vengono violate entrambe; nei campi di battaglia giovani vite vengono troncate lasciando anziani genitori preda di un dolore così straziante che non può essere neppure concepito e bambini disorientati che non avranno la più importante guida nel cammino verso l'età adulta. Nella guerra tutto è assurdità e follia, l'orrore è talmente grande da sovrastare le buone ragioni - se ve ne sono - come il fiume di fango di una frana travolge un piccolo fiore. Mi spiace quindi per la patria che chiama, per il proletariato oppresso che reclama la sua libertà, per la democrazia che deve essere portata a popoli arretrati che vivono ancora secondo codici medioevali, per la giusta causa della lotta al terrorismo... ma&amp;nbsp;tutto questo mi puzza di tragico inganno, perché un soldato morto - da qualsiasi parte abbia combattuto - ha comunque perso. Perciò di fronte alla guerra, qualsiasi guerra, ho solo una parola: no.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3775046871495564111?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3775046871495564111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3775046871495564111&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3775046871495564111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3775046871495564111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2012/01/delle-cose-militari.html' title='Delle cose militari'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7508490569863600265</id><published>2012-01-12T20:12:00.000+01:00</published><updated>2012-01-12T20:12:05.160+01:00</updated><title type='text'>La radice dell'errore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'errore è una esperienza con la quale quotidianamente tutti ci confrontiamo. ﻿Ogni giorno, due, tre... molte volte, mi rendo conto di aver sbagliato qualcosa. Per fortuna il più delle volte le conseguenze sono minime, ma sempre rimane un senso di sottile frustrazione. La maggior parte degli errori che si commettono, non riguardano problemi difficili, situazioni di complessità così elevata che non si riesce a seguirne il filo; si sbagliano le piccole cose, ciò che è fin troppo semplice. Quando si vuol trovare una causa all'errore è quasi automatico fare riferimento alla scarsa concentrazione; gli errori sono sempre "errori di distrazione". Ma non è così. Certo, la concentrazione è importante, è necessaria, ma una concentrazione così rigida che limiti le possibilità della mente finisce per essere controproducente. Mi riferisco&amp;nbsp;a quelle situazioni in cui l'attenzione è spasmodicamente fissata su un unico procedimento al punto da perdere volutamente di vista tutto il resto. Questo sarebbe positivo se la realtà separabile nettamente e senza ambiguità in ambiti, problematiche, situazioni... tanti universi ognuno con il proprio linguaggio e sistema di valori e significati. Il mondo però non è così. Il mondo è una vorticante e inestricabile danza in cui le cose permangono per un attimo e poi si gettano l'una nell'altra dissolvendosi. Quella di separare è una penosa illusione dell'osservatore che conosce solo per astrazione e per concetti. Si badi bene che non sto dicendo che concentrarsi su un problema è una cosa sbagliata, il punto è piuttosto andare oltre la concentrazione, essere fissi sul cuore del problema che si ha di fronte ma con una profondità tale da essere in grado di tenere presenti anche altre sollecitazioni. Ciò significa: in negativo che l'essere concentrati su una cosa non deve renderci ciechi di fronte a qualsiasi "minaccia" che arrivi da altre parti (è ben noto l'aneddoto di Talete che, camminando con gli occhi rivolti alle stelle, non vide una buca e ci cascò dentro); in positivo che l'abbracciare con troppa convinzione una strategia di risoluzione finisce per non farci vedere altre strade più rapide ed eleganti che avrebbero potuto essere seguite per risolvere un certo problema.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7508490569863600265?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7508490569863600265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7508490569863600265&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7508490569863600265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7508490569863600265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2012/01/la-radice-dellerrore.html' title='La radice dell&apos;errore'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-2368706751530840271</id><published>2011-12-02T17:33:00.001+01:00</published><updated>2011-12-02T18:05:08.309+01:00</updated><title type='text'>Insegnanti efficaci</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se l'insegnamento è una attività, il metro più adatto per giudicarla è quello dell'efficacia. Questo però implica che siano ben chiare le finalità dell'attività, e la cosa non è affatto banale. In maniera semplicistica si sarebbe tentati di dire che un certo insegnamento è stato efficace quando gli alunni hanno imparato la materia. Ma che cosa significa "imparare la materia"? Essere in grado di sostenere brillantemente le verifiche? Sicuramente è una condizione necessaria, ma non basta. Se infatti tutto il processo si svolgesse senza alcun riferimento all'esterno del sistema scolastico, esso presenterebbe i caratteri dell'autoreferenzialità e non potrebbe essere in aclun modo significativo. In questo ambito, come in qualsiasi altra attività umana, il senso deve avere una origine trascendente (cioè esterna al contesto a cui fa riferimento). L'efficacia dell'azione didattica non può quindi ridursi alle nozioni apprese o alle abilità acquisite, piuttosto la si potrà riconoscere nel fatto che l'alunno ha subito dei mutamenti nelle proprie attitudini e capacità, mutamenti che si manifestano nei modi in cui egli risponde alle situazioni reali che si trova quotidianamente a fronteggiare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La psicologia rogersiana dà una precisa definizione di insegnante efficace,&amp;nbsp;e rappresentano sicuramente un aiuto prezioso le indicazioni utili per instaurare un rapporto autentico e fruttuoso con gli alunni, tuttavia questa è solo una parte della più generale efficacia; potremmo chiamarla "efficacia sintattica", nel senso che è un metodo potente per migliorare la comunicazione ma non entra nel merito dei contenuti che vengono comunicati. Ora, l'insegnante non ha facoltà di decidere i contenuti, essendo vincolato al programma; egli ha però uno spazio di manovra sul modo in cui tali contenuti vengono contestualizzati, e quella è forse la direzione in cui muoversi - scegliendo anche contestualizzazioni diverse dello stesso argomento per studenti diversi - per far sì che quello che viene insegnato acquisti un valore nella vita degli alunni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;﻿&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-2368706751530840271?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/2368706751530840271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=2368706751530840271&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2368706751530840271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2368706751530840271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/12/insegnanti-efficaci.html' title='Insegnanti efficaci'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8240630092574680564</id><published>2011-11-04T18:13:00.000+01:00</published><updated>2011-11-04T18:13:22.340+01:00</updated><title type='text'>Una certa idea di scuola</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;L'uomo è complesso per essenza, e i suoi bisogni più fondamentali rimandano alla complessità. L'individuo è complesso, ma allo stesso tempo è creatore di complessità, per questo motivo l'apprendimento è un momento fondamentale. Specialmente nella prima fase della vita&amp;nbsp;una&amp;nbsp;persona&amp;nbsp;non può farcela da sola; da sola andrebbe poco al di là della mera sopravvivenza. Ma se guidata e istruita è in grado di realizzare cose inimmaginabili per qualsiasi altra specie. La scuola può quindi essere il momento della liberazione delle moteplici possibilità, in cui viene fornito all'individuo ciò che non potrebbe mai ottenere da solo, il dono più prezioso, una guida per riconoscere i suoi fini ontologici e per muoversi verso di essi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;La scuola può essere però anche l'esatto opposto: formidabile strumento di cristallizzazione dei rapporti sociali. In tal caso&amp;nbsp;sia i temi trattati che le modalità dello stare insieme sono orientate a limitare l'aspirazione degli individui alla realizzazione dei loro fini, cosicché possano essere stabilizzate le piccole e grandi asimmetrie (di solito a vantaggio delle classi dominanti).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Insomma, l'insegnamento può essere una attività altamente sovversiva (sii te stesso, esprimiti,&amp;nbsp;metti in dubbio, cerca la tua strada, ti ascolto...) o il primo baluardo per la conservazione dello &lt;em&gt;status quo&lt;/em&gt; (nozioni, disciplina, competizione, ansia, dinamica premio-punizione, sei giudicato, ti spiego...).&lt;/span&gt;&lt;div id="sdfootnote1"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8240630092574680564?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8240630092574680564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8240630092574680564&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8240630092574680564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8240630092574680564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/11/una-certa-idea-di-scuola.html' title='Una certa idea di scuola'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4883453456481870341</id><published>2011-10-11T17:45:00.000+02:00</published><updated>2011-10-11T17:45:57.036+02:00</updated><title type='text'>Empatia cognitiva</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Può succedere (a me capita spesso) che un insegnante presenti un argomento facendo bene attenzione a non dare nulla per scontato, spiegando anche i minimi passaggi, insomma, mettendocela tutta, e poi verifichi che in quella classe dove per mezz'ora tutti sono rimasti ad ascoltarlo con aria assorta e a prendere appunti in religioso silenzio, solo un paio (magari sempre i soliti due) hanno colto più o meno vagamente il senso di tutta la spiegazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si rimane invero un po' delusi e ci si domanda se c'è qualcosa che non va in noi o in loro. In realtà quello che accade non è una banale questione di inadeguatezza; in quei momenti si toccano i limiti della conoscenza. Si tratta di limiti che affondano le radici nella natura stessa del linguaggio, nella componente soggettiva del profilo epistemologico che uno stesso termine ha per due persone diverse, in ultima analisi nell'imprevedibilità dei giochi linguistici. A volte è un significato che manca all'allievo senza che il professore abbia tenuto in conto questa possibilità; altre volte è invece un significato posseduto troppo stabilmente che non lascia spazio per interpretazioni differenti e più ricche. Talvolta insegnare significa fornire e costruire, più spesso togliere e smantellare. Chiarirò il concetto con un esempio. Quando si parla di numeri interi positivi un principio base è il fatto che non si possa sottrarre una quantità più grande da una più piccola; tuttavia nel caso degli insiemi è possibile sottrarre un insieme più grande da uno più piccolo (si tratta infatti di togliere al primo gli elementi che esso ha in comune con il secondo, indipendentemente dal fatto che quest'ultimo sia più grande o più piccolo dell'altro). Se dunque non smantelliamo prima la convinzione che non si possa mai togliere una cosa più grande da una più piccola non si potrà capire la sottrazione tra due insiemi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sistema di nozioni, pregiudizi, convinzioni di un individuo è come un paesaggio accidentato fatto di rilievi e avvallamenti nel quale chi insegna deve innestare nuove idee e concetti, e non ci sono due studenti con lo stesso paesaggio cognitivo. La cosa più importante ai fini dell’efficacia che un insegnante possa fare è proprio quella di acquisire il punto di vista dei suoi studenti e presentare gli argomenti non dalla propria bensì dalla loro prospettiva. Ci sono persone che hanno la capacità (innata o coltivata) di capire quello che gli altri provano, di vedere il mondo con gli occhi degli altri; questa capacità si chiama empatia e riguarda la sfera dei sentimenti e delle emozioni. Io affermo che esiste un secondo tipo di empatia, che potremmo chiamare empatia cognitiva, che consiste nella capacità di considerare le situazioni dall’interno dei modelli di qualcun altro. È qualcosa di difficile e strano che trascende l’ambito ristretto dell’insegnamento, ma riguarda piuttosto quello della comunicazione umana e dell’eterno problema del capire e farsi capire.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4883453456481870341?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4883453456481870341/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4883453456481870341&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4883453456481870341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4883453456481870341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/10/empatia-cognitiva.html' title='Empatia cognitiva'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7616222963384447868</id><published>2011-08-24T09:00:00.000+02:00</published><updated>2011-08-24T09:00:52.025+02:00</updated><title type='text'>Cibo e spirito</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La profondità della vita mentale passa anche (e non in piccola parte)﻿ per il rapporto con la corporeità. Muoversi molto, respirare consapevolmente, dare attenzione ad ogni azione e parte del corpo è importante per liberarsi dai contesti limitanti che conducono alla sofferenza inutile e autoinflitta. Non meno importante è l'atto di mangiare e bere. Il nutrimento che quotidianamente entra nel nostro corpo può portare energia ma anche fatica, benessere ma anche sofferenza, può preservarci in lunghi anni di equilibrio ottimale ma anche ucciderci lentamente giorno dopo giorno. Per questo motivo dalla sapienza antica come dalla scienza moderna emergono indicazioni di stili positivi&amp;nbsp;che vanno tutti nella direzione di eliminare le dipendenze da quelle abitudini che come sassi pesanti ci trascinano inesorabilmente verso il basso, mentre siamo convinti di godere di un piacere che alla lunga si rivelerà inautentico. Sebbene sia meno ovvio, eliminare ogni possibile dipendenza significa anche eliminare l'eventuale dipendenza da quegli stessi principi aurei, prima che diventino fattori identificanti e quindi&amp;nbsp;una prigione. In altri termini, mangiare e bere con gioia sempre, anche quando ciò implica una occasionale trasgressione.&lt;br /&gt;Detto questo, è bene affermare esplicitamente che se l'eccezione è ammessa, la regola è ben altra. La carne innanzitutto; meno se ne mangia e meglio è. Si tratta infatti di una materia che ha ancora in sé la memoria della grande sofferenza degli attimi che precedettero la morte, e in qualche modo, quando la mangiamo quella sofferenza diventa nostra. È anche una materia che ha richiesto una lunga costruzione (dal sole, dall'acqua e dalla terra la pianta, dalla pianta l'animale) e che quindi richiede a noi una grande energia per poter essere nuovamente ridotta ai nutrienti fondamentali, energia che così viene tolta ad altre operazioni.&lt;br /&gt;Vi è poi la semplicità dei cibi. Tutto quanto è inscatolato, confezionato, fatto per durare mesi o anni, non può che avere un effetto negativo sulle funzioni dell'uomo. Infatti ciò che vive è in continuo cambiamento per sua stessa definizione, e i processi di cambiamento non hanno termine neppure con la morte, anzi la corruzione è produzione di nuovi mattoni biologici elementari, cosicché post-morte e pre-vita finiscono per sovrapporsi in modo tale che non si distingue bene la fine di un individuo dall'inizio o il mantenimento di un altro. Com'è possibile allora bloccare la regolare dinamica di un processo di decomposizione senza un intervento altamente innaturale, e come tale contrario all'essenza stessa del vivente? Per lo stesso motivo è da privilegiarsi il prodotto&amp;nbsp;che ha subito la minor quantità possibile di trattamenti e azioni : meglio il prodotto di stagione e&amp;nbsp;che non viene da lontano, meglio l'agricoltura biologica.&lt;br /&gt;Infine, nessuna analisi chimica o organolettica, potrà mai evidenziare la virtù di un cibo che è stato coltivato da noi stessi. È difficilmente spiegabile, ma la sensazione è chiara; quando dedichiamo tempo e attenzione a una pianta, e ci ricordiamo di lei ogni giorno per l'acqua e le usuali cure, e poi arriviamo a coglierne i frutti e finalmente a mangiarli, in quel momento e come se la natura ci restituisse ad un tasso di interesse strepitoso tutta l'energia spesa e le cure profuse.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7616222963384447868?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7616222963384447868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7616222963384447868&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7616222963384447868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7616222963384447868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/08/cibo-e-spirito.html' title='Cibo e spirito'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3187400321035802785</id><published>2011-08-04T16:45:00.001+02:00</published><updated>2011-08-04T16:46:29.672+02:00</updated><title type='text'>La sedia vuota</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Che differenza c’è tra una sedia e una sedia vuota? Se ci atteniamo solo a quello che possiamo oggettivamente dire di essa, nessuna. Se però teniamo conto del contesto in cui la sedia è inserita allora diventa facile rispondere; la sedia su cui ci aspetteremmo di trovare qualcuno – per esempio il posto che solitamente occupa mia moglie a tavola – è una sedia vuota, la stessa sedia nella vetrina di un negozio di mobili è semplicemente una sedia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le stesse considerazioni valgono per gli interrogativi che l’uomo si pone riguardo a Dio. Usando i mezzi della ragione non potremo mai scoprire i tratti del volto di Dio (di fatto è solo attraverso la Rivelazione, quando Dio parla all’uomo e dice qualcosa di sé, che una tale conoscenza diviene possibile), ma “con le nostre forze” siamo tuttavia in grado di riconoscere l’assurdità di un mondo senza Dio (la sedia vuota), e trovare così la fondamentale motivazione a rivolgere uno sguardo pensoso e carico di attesa verso l’infinito. È questa la base comune di tutti i percorsi di ricerca spirituale, il punto di partenza senza il quale non si riuscirebbe a capire come mai il fenomeno religioso è così universale da essere presente in tutte le culture di tutti i tempi, dalla più remota preistoria fino ai giorni nostri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;﻿&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3187400321035802785?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3187400321035802785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3187400321035802785&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3187400321035802785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3187400321035802785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/08/la-sedia-vuota.html' title='La sedia vuota'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1653007949480739843</id><published>2011-07-06T14:51:00.001+02:00</published><updated>2011-07-23T12:20:10.383+02:00</updated><title type='text'>Oppio dei popoli?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Vi è una critica ovvia che viene mossa ai sistemi religiosi in genere: predicando il distacco dalle cose, la nonviolenza, la realizzazione in una dimensione che trascende quella materiale, essi sono funzionali allo stabile mantenimento di inique strutture di potere che sfruttano la maggioranza delle popolazione a vantaggio di pochi privilegiati. D'altra parte è anche vero che finché la mente è polarizzata dalle esigenze dell'io, dall'attenzione al contingente, ﻿dalla tensione della lotta per l'autoaffermazione, qualsiasi cammino spirituale è pressoché impossibile. Chi si rifiuta di passare al vaglio critico gli aspetti di malafede e scarsa trasparenza propri di tutte le religioni è uno sconfitto, ingannato due volte: come soggetto civile perché rinuncia ad affermare dei legittimi diritti e avvalla l'ingiustizia; come soggetto spirituale perché cade nella buca dell'appartenenza identitaria credendo di volare nel cielo dell'Assoluto. D'altra parte anche chi liquida la religione come oppio dei popoli è un perdente: spaventato dall'abisso che si estende sotto la superficie conscia della sua psiche è sinceramente convinto che il mondo finisca ai confini del suo orto; preferisce il rassicurante tepore un po' fetido dei pregiudizi alle poderose sferzate del vento nella burrascosa navigazione in un mare aperto e sconosciuto.&lt;br /&gt;Nella ricerca della verità del tuo essere sei solo, desolatamente solo. Le strade già tracciate sono degne di essere conosciute e approfondite, ma finiscono a metà del cammino; ci vuole coraggio per proseguire laddove sono i tuoi stessi passi a tracciare il sentiero. Bisogna spalare via tonnellate di pregiudizio, essere disincantati al limite del cinismo e anche oltre; nessun principio di scienza o di santità è così sacro da non poter essere messo in discussione. Vi è un punto da cui puoi scorgere&amp;nbsp;la relatività&amp;nbsp;delle virtù sociali ma anche la futilità dell'indignazione, il ruolo della cultura nella declinazione dei nomi di Dio ma anche la zavorra dei principi che qualcun altro&amp;nbsp;ha caricato sulle tue spalle.&lt;br /&gt;È solo scendendo profondamente in te stesso, nel silenzio e nell'autoconoscenza, che puoi cogliere barlumi di quell'infinito che ogni giorno è davanti ai tuoi occhi non visto, celato da un velo di paura. È da quel non-luogo che vedrai le contraddizioni degli uomini e la complessa dinamica sociale libera da ogni carica emotiva: né buoni né cattivi, solo coscienze che faticosamente portano il peso del ruolo che il gruppo ha imposto loro fin da prima della loro nascita.&lt;br /&gt;Un lavaggio doloroso da ripetersi costantemente, perché come acconsenti alle spinte della contingenza, quella visione che fino a un attimo prima era così limpida si intorbidisce e niente è più chiaro. E cosa ti aspetta alla conclusione di un tale cammino (se mai si potrà concludere)? Non so; ben prima di quel momento luminoso le parole sono terminate, anche le mie, viandante tra i viandanti, che non ho risposte ma solo posso indicare una direzione a chi domanda.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1653007949480739843?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1653007949480739843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1653007949480739843&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1653007949480739843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1653007949480739843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/07/oppio-dei-popoli.html' title='Oppio dei popoli?'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3117977499560533376</id><published>2011-06-17T17:46:00.001+02:00</published><updated>2011-06-17T17:48:11.359+02:00</updated><title type='text'>Libera scuola</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Quello che nei primissimi mesi di vita di un individuo viene iniziato all'interno della famiglia, è ben presto demandato al sistema scolastico. L'uomo - come le formiche - è incapace di vivere se non all'interno di un contesto sociale, e i nuovi individui vengono addestrati a seguire tutti quei comportamenti che permetteranno la prosecuzione del vivere civile. In tutto ciò non vi è nulla di male; l'adattamento non significa necessariamente perdita di libertà, ma anzi può essere realizzazione delle istanze più profonde, come sono quelle rivolte alla socialità per l'homo sapiens. Il punto è semmai che guardando al sistema educativo si può capire il carattere di una civiltà. Una civiltà stanca, disillusa, cinica, non dà ai propri giovani se non l'indicazione di giocare in rimessa. Io vedo un sistema scolastico per molti versi autoreferenziale, ma anche la scuola come unica speranza di una società che sembra aver perso totalmente la propria autostima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La dinamica all'interno della scuola è troppo spesso del tipo nozione-giudizio. Procedimenti verticali per la risoluzione di particolari problemi, che non nascono dal mondo dello studente ma vengono imposti artificialmente, costituiscono la base su cui un rigido sistema valutativo formula giudizi che troppo spesso sono rivolti alla persona piuttosto che allo specifico compito assegnato. È comprensibile che l'allievo avverta un disagio che in qualche caso si manifesta come ansia per un modello giudicante che ripropone devastanti dinamiche genitoriali, mentre&amp;nbsp;altre volte è&amp;nbsp;aperta svalutazione e rifiuto dell'istituzione scolastica: la scuola viene presa troppo sul serio o troppo poco. Quegli stessi studenti che denunciano insoddisfazione nei confronti della loro condizione sono però ad essa perfettamente adattati (secondo la modalità dell'obbedienza o secondo quella complementare&amp;nbsp;della ribellione), per cui dimostrano un disagio ben più grande di fronte ad ogni concreta prospettiva di uscire da quei&amp;nbsp;binari che consentono loro di cullarsi indefinitamente in una comoda sofferenza o di manifestare al mondo una gratificante insofferenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un cambiamento è auspicabile e possibile. Auspicabile perché quello in cui viviamo è ben lungi dall'essere il migliore dei mondi possibili e solo agendo sulla scuola possiamo migliorarlo. Possibile perché la dinamica nozione-giudizio può essere rovesciata favorendo in tal modo l'autentico sviluppo delle potenzialità dell'individuo. La strada per tale cambiamento è una didattica che favorisca la creatività piuttosto che il nozionismo e la padronanza delle procedure, forme di pensiero laterale che vanno incoraggiate attraverso una valutazione che non sia più semplice misurazione, ma che riesca a cogliere gli aspetti autenticamente umani (quello cioè che non potrebbe essere svolto da un computer) nella produzione degli studenti. Affrontando un problema non è necessariamente un male lasciarsi distrarre da osservazioni fatte da prospettive inusuali e ricevere in dono quello che in effetti non stavamo cercando, scoprire una pluralità di insospettati sentieri divergenti, e magari accorgersi che la strada su cui ci si trova è già essa stessa la meta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3117977499560533376?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3117977499560533376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3117977499560533376&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3117977499560533376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3117977499560533376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/06/libera-scuola.html' title='Libera scuola'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8021868088545868080</id><published>2011-06-05T16:11:00.001+02:00</published><updated>2011-06-17T17:47:49.270+02:00</updated><title type='text'>Il silenzio è libertà, la libertà è silenzio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;La libertà è uno dei valori più alti,&amp;nbsp; per la libertà si è disposti a morire (e anche a uccidere). Che cos'è la libertà? Un tuo simile ti ordina qualcosa che altrimenti non faresti, minacciando di farti male o di toglierti qualcosa a cui tieni, o di far male a delle persone a cui vuoi bene, o semplicemente usa direttamente la sua forza fisica per impedire i tuoi movimenti... tutti concordano che questo è libertà negata. Ma se colui che ti minaccia è un folle, oppure un fanatico istigato e condizionato, o un disperato che sta cercando con tutti i mezzi di sopravvivere, ti senti ancora privato della tua libertà?&amp;nbsp;E se invece che un uomo è un animale che condiziona le tue decisioni, se devi salire su un albero e rimanerci per sottrarti ai morsi di un cane, anche questo è libertà negata? E se è un grosso albero o un macigno franato che ti impedisce di avanzare sul sentiero verso casa, anche allora senti la tua libertà negata?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non che non sia dolorosa, ma è grossolana quella limitazione di libertà che si appoggia sulla violenza esplicita, tanto grossolana da confondersi con il limite inevitabile che forze ostili della natura impongono all'agire dell'uomo nello spazio e nel tempo. La crudeltà dei tuoi simili ti fa soffrire, ma è la stessa sofferenza che ti regala la malattia. Né d'altra parte è giusto sentire la propria libertà limitata dalle decisioni del gruppo a cui si appartiene, perché nel nome del bene comune tutti quanti devono sacrificarsi un poco.&lt;br /&gt;Vi sono aspetti più sottili in cui la libertà è a rischio, quelli in cui l'uomo rischia di perdere sé stesso: quando la coercizione non agisce sul corpo, ma sulle convinzioni, la visione del mondo, le scelte di vita. Come un serpente striscia non vista nell'anima e lì inietta il suo veleno; e così tu credi di agire per il meglio, facendo discendere logicamente le tue scelte da presupposti e valori che sono giusti e nascono dalla verità, mentre segui sentieri distorti che non iniziano da nessuna parte né portano ad alcun luogo, e ti muovi sulla spinta di pregiudizi, sinceramente convinto di cose che in realtà non esistono, ingigantendo aspetti marginali e ignorando completamente intere prospettive e parti di mondo. Questo io trovo veramente orribile: ingiunzioni, paure, pregiudizi che interferiscono con l'anelito di perfezione che è proprio di ogni creatura, deviando la storia personale su un binario morto in cui l'individuo rimane per sempre bloccato, prigioniero in una cella i cui muri sono fatti di niente, condannato ad essere l'aguzzino di sé stesso.&lt;br /&gt;Vi è una sola strada che porta alla liberazione, e questa strada non è quella del fare né tantomeno quella della lotta. La lotta è un alibi che ti esime dal guardarti dentro costringendoti a guardare fuori; il fare - anche le azioni più nobili - rinforza l'immagine che uno ha di sé, cristallizza, chiude la visuale della gran parte dell'orizzonte interiore.&lt;br /&gt;La nostra mente è sempre affollata da fantasie, ricordi, pensieri fasulli, inutili, o dolorosi; la nostra mente non riesce a tacere, a fermarsi, e tutti i pensieri che si susseguono senza sosta sono coerenti con quelle fondamentali ingiunzioni che formano la nostra visione del mondo e che sono alla base del nostro piano di vita. Ma tu sei più dei tuoi pregiudizi e delle tue paure, se anche il tuo agire è determinato da esse tu esisti prima di esse. Potresti vivere anche con ingiunzioni diverse da quelle che attualmente costituiscono il tuo carattere, e saresti ancora tu (sebbene diverso da come gli altri ti conoscono), in rari momenti di profonda illuminazione puoi anche vivere senza alcuna di quelle ingiunzioni. La libertà è quando riesci a vedere con chiarezza l'insieme delle strutture mentali che danno forma al tuo carattere, e a riconoscerle come qualcosa diverso da te. Qualcosa che nasce molto tempo fa, ma che viene da fuori. Qualcosa che ha origine nella inevitabile inadeguatezza della famiglia o nella necessaria violenza della scuola; un dono, un corredo che non sei costretto a tenerti addosso per tutta la vita.&lt;br /&gt;Ma non è facile capire dove finisce quello che potrebbe essere diverso e che viene da fuori e dove comincia l'autentico me stesso, e l'unico modo per spingersi fino a quella sottile e nebbiosa linea di confine è un profondo silenzio. La libertà viene dallo sguardo gettato nella propria anima,&amp;nbsp;distinguendo e separando l'autentico dall'inautentico. Ma come posso spingermi così a fondo se sono&amp;nbsp;distratto e ingannato dalle voci che senza tregua risuonano nella mia testa?&amp;nbsp;Solo nel silenzio, senza il disturbo del chiacchiericcio della mente, posso prendere le distanze da giudizi e convinzioni e osservare la verità del mio essere. Solo attraverso il silenzio posso giungere alla libertà; e la mia libertà è essa stessa purissimo&amp;nbsp;silenzio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8021868088545868080?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8021868088545868080/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8021868088545868080&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8021868088545868080'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8021868088545868080'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/06/il-silenzio-e-liberta-la-liberta-e.html' title='Il silenzio è libertà, la libertà è silenzio'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-9210300570147754839</id><published>2011-05-12T18:01:00.000+02:00</published><updated>2011-05-13T22:24:20.462+02:00</updated><title type='text'>Fukushima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'attuale dibattito sull'energia nucleare﻿ scopre aspetti che vanno ben oltre la questione tecnica se per l'Italia sia conveniente o meno imboccare quella strada, a 25 anni da Chernobyl e a pochi mesi da Fukushima. Gli esperti ci tranquillizzano e la gente è favorevole, poi accade un disastro e la gente ha paura; gli esperti continuano a tranquillizarci. Chi sbaglia? Da una parte l'istintivo senso di terrore, ancestrale, verso una forza fondamentalmente ostile e aliena, un mostro in catene che mi guarda minaccioso e dal quale mi separa una gabbia robusta, sì, ma che per qualche motivo a me ignoto potrebbe forse cedere. Dall'altra i tecnici, gli esperti, vere figure di sommi sacerdoti del nostro misero tempo che fa un vanto di essersi staccato da ogni forma di superstizione ma che di fatto vive immerso nella magia (che cos'è infatti la magia se non formule comprensibli solo agli iniziati, formule efficaci nel cambiare la realtà, a cui il popolo guarda con timore e speranza?). Gli iniziati si difendono dietro una cortina di termini incomprensibili, danno per buoni aspetti "che tanto noi non potremmo capire perché troppo tecnici", supportano le loro argomentazioni con dati che noi non potremo mai verificare ma che dobbiamo accettare perché diffusi da agenzie serie e credibili; ma le agenzie non sono forse fatte di donne e uomini? E chi conosce personalmente almeno uno di questi uomini e donne da poter concordare sulla base del suo personale giudizio che effettivamente l'agenzia che ha fornito i dati è seria e credibile? Ancora una volta, una cultura morente chiede all'individuo di accettare che un modello prenda il posto della realtà. Non si tratta del modello della società perfetta, come ai tempi dell'Unione Sovietica, ma di un modello di produzione tecnologica. Progetti, studi, procedure, certificazioni di qualità... il modello della centrale perfetta, che non si rompe, che non inquina, che è come se non ci fosse, che ti accorgi che c'è solo perché alle prese di corrente di casa tua arriva energia elettrica, quanta ne vuoi e che&amp;nbsp;non costa quasi nulla. Poi il mostro che rompe le sbarre, la realtà che si fa beffe dei modelli. Chi era convinto di avere previsto tutto si accorge che aveva previsto quasi tutto. Poi campi avvelenati a perdita d'occhio, villaggi abbandonati, bambini malati. Che cosa chiede una cultura morente all'individuo? La sua stessa vita. Io sono un farmacista di Chernobyl, io sono un commerciante di Fukushima; nel tempo di un telegiornale mi è crollato il mondo addosso, e niente sarà più come prima.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-9210300570147754839?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/9210300570147754839/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=9210300570147754839&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/9210300570147754839'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/9210300570147754839'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/05/fukushima.html' title='Fukushima'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-2501915059930120344</id><published>2011-05-08T20:07:00.000+02:00</published><updated>2011-05-08T20:07:16.438+02:00</updated><title type='text'>Visioni inconciliabili</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'uomo ha l'illusione dell'individualità e dell'indipendenza; guardando meglio ci si accorge come la parte "culturale", legata cioè al contesto dei valori e delle relazioni in cui viviamo, sia essenziale nella costituzione del nostro essere. Malgrado ciò, ci si può﻿ anche rendere conto di due caratteristiche che sono meravigliose e singolari, e che verosimilmente sono alla radice del concetto stesso di umanità: la consapevolezza e l'autotrascendenza. È questo che ci salva; il poter rendersi conto che la nostra vita interna e sociale è costruita su un sistema di tensioni, credenze&amp;nbsp;e valori e il poter guardare da distanza un tale sistema, riconoscendone gli aspetti di non-verità. Dico questo perché, pur non rinnegando niente dell'impalcatura culturale su cui è costruita la mia vita, non posso non sentire le incongruenze e le svalutazioni da cui è permeata. A volte è quasi divertente, più spesso inquietante, fissare l'attimo di un senso di disagio o di confusione e vedere chiaramente come quello che sembra autentico sia in realtà la risposta a una ingiunzione che arriva da lontano e si perde nelle intricate connessioni dei rapporti tra gli individui del mio gruppo. In questo modo mi accorgo di sviluppare una avversione per tutto quanto è parziale o convenzione. È qualcosa di molto diverso dal generico e tutto sommato convenzionale senso di ribellione dei miei anni giovanili; quella era infatti una risposta adattata che si contrapponeva a dei codici in ossequio ad altri codici. Ma quando sono i codici - di qualsiasi origine e natura - a saltare, che cosa rimane? Rapidamente ogni aspetto parziale e contingente perde il suo illusorio manto di assoluto e mi si para innanzi nella sua penosa nudità. Tanto più è stridente questo contrasto in una cultura come la nostra che ha pretese totalizzanti. Un certo tipo di scienza, la democrazia, il mercato... tutti valori che non ammettono alternative, prospettive non rovesciabili, eppure prospettive inconciliabili con quello che io sento se getto lo sguardo verso l'interno e poi verso il mondo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Secondo le neuroscienze la coscienza (potremmo dire, l'anima) è un epifenomeno che sorge dalla materia, l'anima è contenuta nel corpo; eppure se mi fermo nel silenzio cercando di percepire la verità del mio essere, mi rendo conto che tutto ciò che è istintivo e fisiologico in ultima analisi fa capo a un momento strutturale che incidentalmente si veste di materia, e così è in grado di agire e patire in questo spazio e in questo tempo. E mi sembra che piuttosto sia il mio corpo contenuto nell'anima.&amp;nbsp;E ripenso a resoconti di estasi e non trovo scandaloso o assurdo che una coscienza particolarmente consapevole riesca a risuonare parzialmente anche al di fuori della materia che la sostiene.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il modello che ho in comune con gli uomini del mio tempo mi spinge a vincere le mie battaglie, ma non posso non sentire che sarei veramente vincitore se riuscissi a superare la dimensione del conflitto, a capire per conto di chi sto in effetti combattendo una battaglia che superficialmente sento mia (e dire "no grazie"), a non avere più nemici perché nel mio sistema di significati è sparito il concetto di nemico, a vedere il punto in cui bene e male affondano le loro radici nell'essere (con buona pace di Hume e della sua legge fatta per creare alibi a chi si sente erroneamente libero quando si muove in direzione contraria alla sua natura profonda) e liberarmi della sofferenza inutile, della malattia cercata, delle catene che un giorno qualcuno strinse attorno alla mia anima.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-2501915059930120344?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/2501915059930120344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=2501915059930120344&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2501915059930120344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2501915059930120344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/05/visioni-inconciliabili.html' title='Visioni inconciliabili'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-92148790175263453</id><published>2011-03-11T10:52:00.000+01:00</published><updated>2011-03-11T10:52:48.469+01:00</updated><title type='text'>Specchi...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ho bisogno di un nemico in cui specchiarmi, per riconoscere me stesso. Con tutto ciò, è così difficile riconoscersi, sepolti come siamo dalle emozioni. Le emozioni sono tutta la nostra vita psichica, o almeno la ricoprono completamente. Eppure c’è un livello al di sotto delle emozioni in cui possiamo vederci in una maniera più vicina alla verità. Lì è lo specchio migliore, comunque il migliore specchio a cui possiamo aspirare. Le emozioni colorano la vita al prezzo di spostare i punti di vista sui fatti in base ai valori che sono in quel contesto predominanti, in ciò abbiamo uno specchio che deforma la realtà e l’immagine di noi stessi. Vi sono poi emozioni talmente forti da curvare lo specchio fino al punto da trasformare le immagini che riflette in incomprensibili macchie di luce. A tali emozioni non è possibile resistere; esse sono quelle che più direttamente incarnano le forze oscure dell’inconscio: il desiderio sessuale, l’ira contro qualcun altro e (presumo, non avendola per mia fortunata mai provata) la depressione, così forte da condurre al suicidio. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che cosa vede in quello specchio il suicida nell’ultimo minuto della sua vita? L’uomo è l’unico animale in grado di suicidarsi, e si pensa usualmente che ciò sia dovuto alla complessità della mente umana, alla sensibilità e profondità di ragionamento che gli altri animali non hanno e che – quando si avvita su sé stessa – può portare alla follia. Il punto non è questo. Piuttosto, l’uomo è il più addomesticabile tra tutti gli animali, le direttive che riceve nell’infanzia rimangono come dettami inderogabili inscritti nel superego. Anche lì vi è uno specchio, uno specchio malvagio e mortale che rimanda immagini di un tempo lontano ma ancora dolorose e attuali. Io penso che la fine di ogni suicida sia il tragico esito di un copione scritto molti anni prima, quando un bambino capì che avrebbe fatto felici i suoi genitori solo togliendosi di mezzo.&lt;br /&gt;L’uomo è corpo, ma quello stesso corpo che gli permette di esserci nel mondo è anche il muro invalicabile che lo separa dalla coscienza cosmica, dalla Verità del Tutto, dalla conoscenza non mediata dalla ragione, e per questo motivo egli è condannato a vedere sé stesso e il mondo solo per mezzo di specchi. Quando si riconosce un tale stato di cose si capisce come molta parte di ciò che occupa il nostro tempo e le nostre energie non abbia poi una così grande importanza rispetto alla ricerca di uno specchio sempre più pulito e meno deformato in cui guardare noi stessi e il mondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-92148790175263453?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/92148790175263453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=92148790175263453&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/92148790175263453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/92148790175263453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/03/specchi.html' title='Specchi...'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8224375281515908090</id><published>2011-02-24T16:11:00.000+01:00</published><updated>2011-02-24T16:11:06.804+01:00</updated><title type='text'>Allontanarsi, perdersi e ritrovarsi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Vivo nella mia quotidianità fatta impegni, fallimenti e successi, gratificazioni e biasimo, sensazioni piacevoli e spiacevoli, sogni e paure, aspettative e ricordi... Su tutto incombe un senso di limite, di incompletezza, per cui viene da chiedersi se non vi sia altro, un tesoro nascosto da qualche parte. È come se vivessi in superficie, costretto ogni giorno, ogni ora, a rimandare qualche cosa di veramente grandioso e significativo per occuparmi di cose relative, pressato dalla contingenza, dai miei doveri, dalle convenzioni del vivere sociale. E allora comincio a scendere nelle profondità del mio pensiero; se ho fortuna mi è capitato di incontrare nel corso della vita persone che sono già un pezzo avanti in questa strada di cui io adesso intuisco solo l’esistenza, magari leggo attentamente le opere di grandi maestri spirituali, sottopongo le mie emozioni a una attenta autoanalisi, e alla fine mi accorgo di avere iniziato a conoscermi. Ma il senso di insoddisfazione non si è dissolto; adesso ho la sensazione di dedicare ogni mia energia ad una vuota costruzione solipsistica, e che forse tutte quelle azioni superficiali e contingenti erano la realtà, l’unica realtà della mia vita, la verità del mio essere.&lt;br /&gt;Nei valori dell’esistenza umana come nella scienza non c’è mai un punto di vista oggettivo, ma solo soggettività diverse da quelle precedentemente adottate. Però, forse, come molte altre contrapposizioni (tutte?), anche quella tra una vita proiettata all’esterno, dedicata a compiere azioni, e una vita ripiegata all’interno, incardinata sulla profonda conoscenza di sé e del mondo, è una falsa contrapposizione. Mi viene in mente un verso della &lt;em&gt;Bhagavad Gita&lt;/em&gt; (IV, 18): “Colui che vede l’inazione nell’azione e l’azione nell’inazione, è un saggio tra gli uomini [...]”.&lt;br /&gt;Certo è un fatto: fin dall’infanzia l’uomo acquista una struttura di valori che rappresentano spinte motivazionali. So che è importante che io faccia una certa cosa, il risultato che ne posso ottenere o il biasimo che me ne può derivare se non la faccio possono anche avere poche conseguenze sulla mia sopravvivenza, ma io li vedo come qualcosa di fondamentale per cui vale la pena di spendere tutto me stesso. Ho bisogno di controllare, di allungare le propaggini del mio corpo causale fin dove riesco ad arrivare, anche a costo di far male agli altri e me stesso; tutto ciò affinché gli accadimenti si conformino il più possibile (idealmente in maniera completa) al modello che ho in testa e che nasce dai miei desideri profondi, le mie paure, i pregiudizi e le costrizioni che l’educazione impose alla mia personalità. Magari riesco a raggiungere l’obiettivo, e per un attimo sono contento di me. Magari quella situazione che mi metteva ansia si risolve, e per un attimo mi sento al sicuro. Per un attimo. Ma subito qualcosa arriva a turbare l’effimero equilibrio e una sensazione sgradevole si impossessa di me, e l’impresa che tanto mi aveva coinvolto è adesso solo un’effige, priva del senso di attualità che possedeva quando ancora era un problema. Potrei non farci mai caso e accettare tutto ciò perché magari i miei genitori mi hanno insegnato che la vita è sofferenza e dovere e quando uno sta bene sarebbe opportuno che si sentisse in colpa; potrei anche cogliere l’insensatezza della situazione e reagire in maniera ottimista pensando che in fondo si tratta dell’ultimo sforzo, che tra un po’ le cose cambieranno, quando finirà l’università, il lavoro precario, i problemi finanziari...; potrei anche rendermi conto che si tratta di una dinamica dalla quale non si dà via di uscita. Allora mi domando: e se quella stessa energia che metto nel risolvere i problemi che ogni giorno mi creano ansia nell’illusione ogni volta di ottenere un equilibrio stabile e duraturo, la indirizzassi invece alla soluzione del problema di tutti i problemi, vale a dire come vivere tra i flutti del quotidiano mare agitato vedendo ogni accadimento nella sua pura verità e abbandonando quel castello di significati inautentici a cui mi sento obbligato a conformarmi? &lt;br /&gt;La strada non è facile. Quando si abbraccia un cammino spirituale uno dei rischi maggiori è cadere nella trappola delle rappresentazioni, per cui i vecchi valori sono semplicemente rimpiazzati da nuovi, spesso ancor più rigidi. Può accadere che mi ritrovi a inseguire l’idea di illuminazione, un’idea che crudelmente mi fa correre lontano dalla luce (e più mi sforzo per raggiungerla più mi allontano). Ma chi potrà dirmi se vivo o sogno di vivere? L’indizio è questo: la verità dissolve le contrapposizioni, per cui le prospettive che ieri sembravano inconciliabili adesso appaiono in maniera naturale come facce diverse della stessa moneta; l’idea di verità, invece, crea i distinguo e fa proliferare le dispute, deve evidenziarsi staccandosi sullo sfondo dell’errore, è un peso da portare che a volte diviene insopportabile. Ma tutto ciò è solo un indizio. L’imponderabile che è nell’uomo ha l’ultima parola e sceglie se seguire l’indizio o fidarsi delle convinzioni a caro prezzo conquistate, rifugiarsi in esse e inesorabilmente precipitare nell’insensatezza della fatica quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8224375281515908090?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8224375281515908090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8224375281515908090&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8224375281515908090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8224375281515908090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2011/02/allontanarsi-perdersi-e-ritrovarsi.html' title='Allontanarsi, perdersi e ritrovarsi'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3471831257531663778</id><published>2010-12-19T19:21:00.000+01:00</published><updated>2010-12-19T19:21:26.348+01:00</updated><title type='text'>Può un’onda conoscere il mare?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;È strano, ma dopo aver cercato per tanti anni la conoscenza oggettiva nelle scienze esatte, sono arrivato alla conclusione che la più fondamentale delle conoscenze è l’autoconoscenza: accedere al mistero della natura umana. Tutto parte di lì; le stesse scienze della natura non sono altro che il rapporto dell’uomo con il cosmo in cui è immerso. In questo percorso il passo più difficile è superare il livello psicologico, ingombro di relitti che facilmente vengono scambiati per degli assoluti, ma il vero Assoluto è oltre.&lt;br /&gt;Nessuno è avvantaggiato in questa ricerca, poiché non si tratta di partire da una base di precedenti acquisizioni – come nella ordinaria conoscenza – ma anzi di smantellare ogni ostacolo culturale e psicologico che possa intralciare la caduta nelle profondità interiori. Il più geniale ricercatore sarà allora il più spregiudicato, quello che riesce a riconoscere la contingenza e l’inautenticità anche di quegli aspetti che a tutti gli altri sembrano essenziali e costitutivi.&lt;br /&gt;È la consapevolezza il più grande dei misteri; la sua origine, la sua natura, il suo rapporto con il corpo... tutto ciò è la sfida estrema per la mente: in una parola, vedere sé stessa. La consapevolezza colora di significati un mondo altrimenti popolato di fantasmi grigi ed evanescenti, addirittura potrebbe essere la fonte stessa dell’esistenza.&lt;br /&gt;Non vi è altro modo per indagare il mistero della consapevolezza che la meditazione. Qualsiasi accesso discorsivo e razionale al problema è infatti destinato al fallimento, dato che crea necessariamente una separazione tra osservatore e fenomeno, dissolvendo così la soggettività che è il fenomeno stesso.&lt;br /&gt;L’uomo – come qualsiasi altro ente – è solo una manifestazione parziale del divenire cosmico unitario. Noi non siamo altro che processi, dinamiche all’interno del Tutto, senza una vera e propria individualità (che non sia quella soggettiva assegnata da noi a noi stessi), e non possiamo dirci “ente” o “individuo” più di quanto possa farlo un’onda indipendentemente dall’oceano sulla cui superficie appare e si dissolve nell’arco di un respiro di vento. L’idea di stabilità e permanenza che associamo al corpo è pura illusione, ma il sé – la complessa costruzione psicologica con cui erroneamente identifichiamo noi stessi – è scosso e turbato da questa intuizione, mentre molto più in profondità, alla radice della mente, l’”io-sono” forse l’ha sempre saputo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3471831257531663778?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3471831257531663778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3471831257531663778&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3471831257531663778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3471831257531663778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/12/puo-unonda-conoscere-il-mare.html' title='Può un’onda conoscere il mare?'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3710562226556880745</id><published>2010-11-10T18:01:00.001+01:00</published><updated>2010-11-11T18:50:08.781+01:00</updated><title type='text'>I buoni e i cattivi, Gandhi e il piccolo fascista</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ci fu un periodo nella mia vita in cui mi sembrava tutto molto chiaro, chi fossero i buoni e chi i cattivi. La storia dell’umanità, quella dei gruppi sociali, le avventure delle singole persone, la vedevo come il risultato di una dinamica, equilibrio di forze opposte in cui invariabilmente il Bene e il Male si fronteggiano; a volte vince l’uno a volte vince l’altro (ma alla fine sarà comunque il Bene a trionfare). L’epopea simbolo di questa visione del mondo e dell’uomo è la seconda guerra mondiale. Da una parte i tedeschi, cattivi senza speranza, incomprensibilmente malvagi, animati dal desiderio del puro male, come posseduti dal principe dei demoni; dall’altra gli americani e i partigiani, senza l’ombra di una contraddizione, puri come santi medioevali, bellissimi nel loro coraggio e nella loro lealtà, pronti a morire per salvare il mondo dalla barbarie. È chiaro che in una simile lotta la violenza è necessaria anche se dolorosa (perché i buoni non sono mai contenti di uccidere; lo fanno perché vi sono costretti, come a Hiroshima).&lt;br /&gt;Poi però – considerando molte altre situazioni storiche – qualche dubbio cominciai a pormelo, non tanto sulla necessità di queste battaglie sanguinose per il trionfo del Bene, ma piuttosto su chi fossero in realtà i buoni e chi i cattivi. I crociati in Terrasanta, gli spagnoli nelle americhe, i romani contro i barbari, i cowboy contro gli indiani... necessità della guerra in nome di un messaggio superiore di civiltà o volontà di soggiogare e sterminare interi popoli? Forse è opportuno rifuggire dalle semplificazioni, diffidare dalla storiografia ufficiale (anche perché la storia la scrivono sempre i vincitori), esercitare il senso critico e provare a comprendere anche le ragioni dei vinti. Ma questo non mette in crisi la precedente visione: il mondo resta comunque diviso in buoni e cattivi, casomai bisogna capire bene quali sono gli uni e gli altri. Gli americani che erano la mano armata di Dio contro i nazisti diventano gli agenti del demonio in Vietnam, e come allora il sangue tedesco versato non suscitava alcuna pietà, così adesso ogni marine ucciso nella giungla rappresenta un necessario tributo pagato alla causa della giustizia e della libertà. Ritengo che questa sia la visione del mondo della maggior parte delle persone: abbastanza libere per cercare di capire da sole dove sta la ragione e dove la volontà di sopraffazione, abbastanza condizionate per aver comunque bisogno di guardare alla storia come a un film in cui alcuni personaggi sono eroi ed altri malvagi. Chi abbraccia questa concezione del mondo può tollerare che tu consideri eroe quello che lui o lei considera malvagio e viceversa (il capo militare marxista nelle foreste centroamericane piuttosto che il sindacalista cattolico nelle fabbriche polacche), ma non tollererà mai una generica dichiarazione contro gli eroi, perché “non puoi mettere sullo stesso piano chi combatte per difendersi e chi vuole rendere schiavo un popolo...”, “talvolta la violenza è una necessità...” e così via.&lt;br /&gt;Tutto ciò non era per niente soddisfacente, e così, ricercando se veramente vi possono essere aspetti di positività o quantomeno di ragionevolezza nella violenza, ho incontrato una visione del mondo molto illuminata, che risolve alla radice il problema di decidere sotto quali condizioni una guerra è giusta: la nonviolenza radicale, secondo la quale nessuna guerra è giusta. Che bellezza le parole di Gandhi: &lt;em&gt;Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere&lt;/em&gt;. Non potrebbe essere questo il punto di arrivo? Il rifiuto elementare di ogni azione violenta, senza se e senza ma, a prescindere dalle motivazioni addotte da chi cerca di giustificare la sua guerra, la sua rivoluzione, o il suo sistema politico oppressivo. Benissimo. Però restano ancora degli aspetti che non tornano. Sembra infatti che non ci sia verso di uscire dallo schema dei buoni e cattivi. Adesso i buoni siamo noi, i nonviolenti, e i cattivi tutti quelli che per risolvere i loro problemi impugnano la spada. Ma l’argilla di cui è impastata la mia carne non è forse la stessa di cui sono fatti i più feroci assassini? E se – orrore! – quella disumana violenza di Auschwitz fosse in realtà una violenza molto umana? Gli oscuri recessi della psiche degli aguzzini dei gulag non sono poi tanto diversi dai miei o addirittura da quelli di Gandhi. Per l’uomo preistorico la ferocia, la sopraffazione dei più deboli, il cannibalismo erano fattori di efficienza, utili per sopravvivere e quindi premiati dalla selezione naturale. Poi, con lo sviluppo di forme di socializzazione sempre più complesse, questa forza è rimasta sepolta dalle ingiunzioni dell’educazione, della morale, degli ideali, ma tuttavia sempre presente e pronta a uscir fuori manifestandosi come il piacere della crudeltà.&lt;br /&gt;Eric Berne (il padre dell’analisi transazionale) chiama questa forza primordiale e distruttiva “il piccolo fascista”, un termine che rende alla perfezione il concetto che essa proviene da uno stadio molto primitivo della personalità, come un bambino che ancora non abbia affrontato il necessario percorso di socializzazione ed educazione. Siamo d’accordo che guardarsi dentro può essere un’esperienza sgradevole e persino terrificante, ma far finta di essere immuni da certe tendenze negative non le fa certo sparire; magari spariscono in una forma per riapparire in un’altra. Così il martire preferisce versare il suo sangue piuttosto che quello degli altri, purché del sangue venga comunque versato. Sicuramente il martire nonviolento è una figura assai più nobile del barbaro sanguinario, ma meglio di ogni soluzione ideologica (basata su pie illusioni o pregiudizi pessimisti riguardo alla natura dell’animo umano) è la strada che passa dalla conoscenza di sé stessi, e che porta a mettere in atto sistemi educativi e di controllo sociale che favoriscano lo sviluppo armonico degli individui e modi adulti e positivi, cosicché il livello della violenza venga contrastato dalla diffusa consapevolezza piuttosto che dalla repressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3710562226556880745?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3710562226556880745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3710562226556880745&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3710562226556880745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3710562226556880745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/11/i-buoni-e-i-cattivi-gandhi-e-il-piccolo.html' title='I buoni e i cattivi, Gandhi e il piccolo fascista'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5206840898057215949</id><published>2010-10-07T16:52:00.000+02:00</published><updated>2010-10-07T16:52:45.050+02:00</updated><title type='text'>Deus vult</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;I massacri che oggi come migliaia di anni fa vengono perpetrati in nome di Dio ci fanno riflettere sul fatto che quello del rapporto tra sacro e violenza è un tema affascinante e difficile, analizzabile sotto molteplici prospettive. Lasciando da parte il dato storico come pure le considerazioni in termini di struttura sociale e organizzazione economica, a me interessa qui soprattutto gettare uno sguardo ai moti profondi che si agitano nella psiche di ogni individuo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'analisi transazionale ci fa riconoscere come la personalità dell’individuo sia strutturata secondo tre poli fondamentali: una parte arcaica, sede delle energie primordiali più creative (ma anche più distruttive) che rispecchia le pulsioni e le paure di un bambino; un adulto che calcola e valuta le situazioni trovando la risposta razionalmente più adatta ad ogni problema; una voce che ripropone tutti i pregiudizi e i divieti ereditati dalla cultura e dalla famiglia, una sorta di genitore interiore sempre pronto a inibire iniziative troppo spensierate e imbarazzanti. Dove troviamo il sacro e la violenza in questa struttura dialettica di tre persone da cui emerge il sentire e l’azione di ognuno di noi? Sicuramente la parte adulta è quella che ha meno a che fare con la violenza (che per sua natura è molto poco razionale), e anche quando libera della rabbia si tratta sempre di una reazione non ingiustificata e commisurata alla situazione (ad esempio la necessità di abbandonare il prima possibile una situazione di pericolo). Anche il sacro sembra lontano dalla dimensione razionale dell’adulto; non dimentichiamo però tutta l’importantissima tradizione filosofica del medioevo cristiano in cui trova ampio spazio il problema dei &lt;em&gt;praeambula fidei&lt;/em&gt;, cioè dei passi razionali che è lecito percorrere nella direzione dell’affermazione razionale dell’esistenza di Dio; non si tratta ovviamente di una razionalizzazione del mistero, ma di un sentiero che conduce la ragione fino alla soglia del mistero, laddove le facoltà che l’intelletto umano deve mettere in campo sono altre rispetto alla mera capacità deduttiva. Diverso è discorso per quanto riguarda il genitore interiore. La violenza genitoriale è una violenza già elaborata, è violenza sociale. È la violenza delle aule di tribunale e di quelle scolastiche; è il sergente maggiore che grida alla recluta, è il catechismo fatto di precetti e divieti, è l’indiscutibilità dell’amor di patria e del rispetto per la proprietà privata dei ricchi, dell’immutabilità dell’ordine sociale, quasi come qualcosa di... sacro. Ecco allora il cerchio che si chiude, e seguendo la traccia della violenza giungiamo a intravedere aspetti di sacralità. Ma quella del genitore è una sacralità che suscita diffidenza; è fatta soprattutto di riti, fumi di incenso, e ancora precetti, con il loro inevitabile alone di violenza. È una sacralità in cui la trascendenza è inquinata, in cui troppo spesso all’ineffabile viene dato un nome e delle forme, e la cosa peggiore è che gli aspetti contingenti così introdotti sono sempre funzionali alle ipocrite esigenze del potere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel mondo misterioso e arcaico del bambino tutto cambia. &lt;em&gt;Eros&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Thanatos&lt;/em&gt; atterriscono per le immense energie di cui dispongono e che gli strati superiori della personalità faticano a contenere; sono forze che rifiutano di obbedire a qualsiasi logica e che affondano le radici nella parte più essenziale dell’essere umano. La violenza del bambino è una violenza cieca, imprevedibile, non normata da nessun codice, non inquadrata in nessun rituale, fondamentalmente edipica. Di fronte alla violenza genitoriale ci si rassegna, di fronte a quella del bambino si ha paura. Ma anche la dimensione del sacro è diversa. Non a caso l’ammonimento evangelico ci ricorda che solo ai bambini sarà concesso di entrare nel Regno. Se infatti il sacro del genitore incute timore e costringe ad abbassare lo sguardo, quello del bambino è un immenso spazio di libertà in cui gli occhi si volgono verso il più alto dei cieli, è pura armonia, nostalgia di un Eden perduto, via maestra per l’esperienza mistica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forse è proprio in queste zone remote della psiche che l'uomo deve cercare la chiave per comprendere finalmente che nessuna esortazione a spargere sangue (o anche solo a costringere altri esseri umani, o a violare la natura) potrà mai venire da una dimensione di assoluta trascendenza, unità, amore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5206840898057215949?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5206840898057215949/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5206840898057215949&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5206840898057215949'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5206840898057215949'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/10/deus-vult.html' title='Deus vult'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5691436004707517110</id><published>2010-09-26T19:23:00.000+02:00</published><updated>2010-09-26T19:23:47.392+02:00</updated><title type='text'>L'illusione di sapere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Troppo spesso vogliamo produrre o trasmettere conoscenza senza avere una chiara idea – non dico della natura della conoscenza – ma nemmeno dei suoi limiti. Ogni volta che volgiamo lo sguardo al mondo rinforziamo l’illusione che esso sia realmente così come noi lo percepiamo. Eppure neanche noi stessi ci percepiamo così come siamo: lo stomaco può iniziare a bruciarmi solamente per conformarsi all’immagine che ho del mio corpo, distorta da un senso di colpa o per non riuscire a sfogare le tensioni nascoste nella parte più arcaica della psiche. Figuriamoci allora quanto poco deve somigliare l’universo alle rappresentazioni che ci facciamo di esso. Una delle poche certezze che esistono è che nessuna osservazione potrà mai essere fatta al di fuori di una mente cosciente, centro unificante di molteplici esperienze, che per sua comodità raggruppa relazioni correlate in enti. Ma il Sole non sa di essere Sole. Siamo noi che rileviamo una molteplicità di trasferimenti di energia in correlazione con tutta una serie di altre esperienze; per questo troviamo conveniente dire “il Sole brucia”, “il Sole si muove”, ecc. Chissà com’è l’universo senza una mente cosciente ad osservarlo, senza i concetti unificanti di “ente”, “spazio” e “tempo”... magari un armonico intreccio di possibilità e relazioni in cui ognuna ne implica molte altre. &lt;br /&gt;Se dunque la ricerca della conoscenza dovrebbe essere tanto umile di fronte alla Natura e consapevole dei limiti del soggetto, quanto più simili sentimenti saranno necessari nel trasmettere il sapere. Che cos’è “insegnare”? Ecco una domanda che mi pongo già da molto tempo, che mi pongo tutt’ora, e chissà per quanto tempo continuerò ancora a pormi. Troppo semplice liquidare la domanda con una risposta tipo “trasmettere informazioni”: l’insegnante non è un bollettino meteorologico. “Trasmettere conoscenza” suona meglio (anche se contiene sempre quell’antipatico verbo radiofonico), ma non è un’espressione ben definita dal momento che la conoscenza stessa è qualcosa che molto difficilmente si lascia inquadrare in una definizione. Indubbiamente le informazioni rappresentano una parte importante della conoscenza, ma non la esauriscono (un computer non conosce i dati scritti sul suo disco). Nella conoscenza le informazioni sono inserite in una attitudine consapevole, una visione dell’uomo e del mondo al cui interno si vestono di significato; si tratta di un’operazione della coscienza, qualcosa di assolutamente personale. È assurdo (e mostruoso) pensare che io possa in qualche modo trasferire ai miei allievi qualcosa di così intimamente mio come quell’ineffabile facoltà della coscienza che trasforma l’informazione in conoscenza. Oggi nelle nostre scuole si tende ad affermare il concetto che “insegnare” significhi “insegnare a fare qualcosa” (a risolvere esercizi di algebra, a tradurre brani letterari dal latino o dal francese, a sostenere conversazioni erudite sulla storia, la filosofia o la letteratura...); questa impostazione viene giustificata dicendo che così la scuola è moderna, che fa il vero interesse degli studenti i quali, acquisendo abilità specifiche, saranno facilitati da adulti nella ricerca di un posto di lavoro. Spesso sono i ragazzi, e le famiglie, a sostenere tale argomento; una cosa che suscita in me profonda tristezza e anche un po’ di rabbia. Mi vengono in mente dei maialini che guardano con fiducia e riconoscenza l’allevatore che porta loro il cibo, quello stesso allevatore che a Natale li sgozzerà. C’è infatti qualcosa di profondamente subdolo nella (vaga) promessa di una stabilità sociale per coloro che sapranno essere efficienti produttori e abili &lt;em&gt;problem solver&lt;/em&gt;. Il prezzo da pagare è infatti molto alto: la rinuncia a percorsi formativi che lascino spazio alla libera crescita dello spirito in direzioni imprevedibili, alla scoperta della sublime inutilità delle cose più belle, all’irriverente sguardo disincantato sulle cristallizzate strutture del sapere. E così vedo già quei cittadini che saranno domani pienamente funzionali a un sistema di valori, relazioni economiche, rapporti sociali, che ha come unico fine la propria autoconservazione: produttori efficienti e consumatori diligenti. Spiacente, ma i miei alunni non saranno mai dei &lt;em&gt;problem solver&lt;/em&gt; (o lo diventeranno malgrado me).&lt;br /&gt;Se guardo al lavoro che quotidianamente si svolge nelle classi non posso non rilevare una sensazione di fatica e profonda inutilità che accompagna quelle lezioni caratterizzate da nozioni e procedimenti che devono essere acquisiti dagli alunni, in posizione completamente passiva. Al contrario, le lezioni che lasciano addosso un senso di autenticità ed entusiasmo sono quelle in cui la classe è libera di muoversi, si appassiona a un problema, tenta nuove strade, si disorienta di fronte a un mondo più complesso e problematico di quanto trasmettano le esperienze della vita quotidiana, e talvolta intravede nella nebbia un profilo di verità. E l’insegnante, che ruolo ha in tutto ciò? Egli è sovversivo, destabilizzante. Non sta lì per creare certezze, ma per distruggerle. Nessuna ipotesi è troppo scabrosa o grottesca da non poter essere gettata sul tavolo della discussione e suscitare la critica, e la critica della critica. Mi sto alla fine convincendo di una cosa che suona quasi paradossale, che il senso profondo dell’insegnamento non sia qualcosa legato al “riempire” (le menti degli allievi con nozioni, procedure, pregiudizi culturali), ma piuttosto allo ”svuotare”. È la “pedagogia del vuoto”, opposta alla più tradizionale “pedagogia del pieno”. Svuotare, fare spazio, liberare... togliere i pregiudizi che impediscono di prendere in considerazione tutte le possibilità, demolire le certezze che magari fanno vivere meglio ma in un mondo fasullo, rimuovere l’ingiustificato senso di inadeguatezza a camminare con le proprie gambe associato ad un altrettanto ingiustificato senso di dipendenza verso la figura genitoriale dell’insegnante che (solo lui) può guidare sulle misteriose strade del sapere. Ecco l’insegnante che ho in mente (e che vorrei essere): un insegnante che solleva problematiche mai prese in considerazione dalla classe, un insegnante che scopre pregiudizi, svalutazioni, superficialità e le rende manifeste creando un sano disagio nella classe, che scandalizza i suoi allievi rovesciando prospettive considerate acquisite una volta per tutte, un insegnante che al momento opportuno sa anche farsi da parte per lasciare ai suoi allievi il diritto ad una crescita che potranno avere solo a patto di provare la fatica di inventare, criticare, organizzarsi, sbagliare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5691436004707517110?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5691436004707517110/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5691436004707517110&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5691436004707517110'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5691436004707517110'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/09/lillusione-di-sapere.html' title='L&apos;illusione di sapere'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-334545142382180430</id><published>2010-07-18T11:00:00.000+02:00</published><updated>2010-07-18T11:03:46.521+02:00</updated><title type='text'>Scritte sui muri (riflessioni in prospettiva teologica...)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gli zelanti fedeli che scrivono “Dio c’è” sui cartelli dell’autostrada o sui muri delle case forse sarebbero costernati se qualcuno dicesse loro che bestemmiano. La parte blasfema del devoto messaggio è la particella “ci” posta davanti all’affermazione di esistenza. Di fatto, l’esserci è il modo in cui esistono le cose, ciò che vive nello spazio e nel tempo. Un albero, una casa, una galassia ci sono, ma Dio? È un’assurda pretesa ritenere di poter dire alcunché sul Principio creatore dell’intero universo, ma la razionalità umana – specchio della più generale razionalità del mondo – ci porta comunque a riconoscere quello che Dio non può essere: un qualcosa. Riconosciamo l’esistenza delle cose dalle loro limitazioni, dal non essere altro da sé, dalla loro persistenza nel tempo, dalle loro relazioni spaziali; come potrebbe allora un qualcosa creare il tutto e al tempo stesso farne parte? Essere dentro il tempo ma preesistere al tempo? La terza via tra il nulla e il qualcosa è la pura esistenza, illimitata forza generatrice, ineffabile poiché infinita. L’uomo può avere una vaga intuizione di questo sconfinato oceano di Essere nella misura in cui riesce a distaccarsi dal molteplice e dal contingente apprezzando la profonda unità della natura di cui egli è parte, ma anche rendendosi consapevole della sua esistenza nel livello che precede ogni manifestazione sia fisica che mentale, vale a dire la sua parte divina (forse quello che intendeva l’autore sacro dicendo “a Sua immagine”). L’avventura terrena è una preziosa occasione offerta all’uomo per entrare in contatto con la verità del proprio essere e acquisirne la consapevolezza. Che poi l’individualità coincida con la manifestazione materiale (e quindi la vita attuale sia l’unica opportunità per realizzare quella perfezione a cui siamo chiamati) oppure no (e quindi siano possibili più avventure per la stessa scintilla di coscienza nel ciclo illimitato del &lt;em&gt;samsara&lt;/em&gt;) è una questione che né il ragionamento né l’esperienza possono aiutarci a dirimere.&lt;br /&gt;Precipitando all’interno di sé stesso l’uomo entra in contatto con la possibilità dell’illimitato, che è luce divina, la più grande ricchezza a cui possa aspirare. Un infinito fuori, dunque, e un infinito dentro. In mezzo una strozzatura, un fragile occhiello attraverso il quale il mondo plasma la mente e la mente influenza il mondo; non è forse questa l’essenzialità dell’essere umano? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-334545142382180430?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/334545142382180430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=334545142382180430&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/334545142382180430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/334545142382180430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/07/scritte-sui-muri-riflessioni-in.html' title='Scritte sui muri (riflessioni in prospettiva teologica...)'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3003532146268891629</id><published>2010-06-25T11:10:00.000+02:00</published><updated>2010-06-25T11:25:07.044+02:00</updated><title type='text'>Al ristorante</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Durante una cena in un ristorante rumoroso ed affollato, mentre nessuno si curava di me, ho visto chiaramente le innumerevoli conversazioni della gente intorno a me nella loro verità: scambi di informazione, messaggi, atti relazionali, per lo più meccanici e deterministici (ancorché di livello molto alto), che attivavano meccanismi naturali e fisiologici nelle profonde complessità dei loro cervelli. E l’individualità di tutte quelle persone per alcuni attimi si è come dissolta, rimanendo solo un sottobosco di impulsi e stimoli che attivano una intricata rete di azioni e reazioni; ho potuto contemplare in tal modo l’illusorietà dell’ego, che è solo una rappresentazione convenzionalmente unitaria di processi naturali, apparentemente frutto di una volontà che in effetti è qualcosa di diverso da come ce la rappresentiamo. Negativamente, però, (cioè per esclusione, o per esaustione) ho potuto apprezzare la realtà di un residuo che evapora dalla disgregazione dei processi naturali considerati come il “sé”: quello che potremmo chiamare l'"io-sono", testimone atemporale e delocalizzato, spina dorsale della coscienza, in grado di porsi al di fuori e osservare dall'alto l'incessante gioco di paure, desideri, automatiche risposte e reazioni inconsapevoli.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3003532146268891629?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3003532146268891629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3003532146268891629&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3003532146268891629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3003532146268891629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/06/al-ristorante.html' title='Al ristorante'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8525933381140957880</id><published>2010-05-18T22:18:00.000+02:00</published><updated>2010-05-18T22:23:44.853+02:00</updated><title type='text'>I bisognosi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Capita spesso che le persone non si sentano libere, e per questo soffrano. A volte sono inquiete perché avvertono questo senso di mancanza di libertà ma non riescono a metterne a fuoco le cause né una strategia per superare il problema. Altre volte si lanciano in battaglia contro chi o cosa ritengono stia tra loro e la loro libertà. Molto spesso si rassegnano. Qualsiasi risposta conforme a collaudati modelli culturali difficilmente potrà essere efficace. La libertà richiede innanzitutto un moto di creatività esistenziale, per questo motivo l’uomo libero è essenzialmente un uomo nuovo.&lt;br /&gt;Il segno distintivo del modo di essere dell’uomo nuovo è quello che nelle categorie attuali potremmo definire “povertà”, nel senso più ampio. Non sono infatti solo le cose che ci incatenano, ma anche le imprese, l’ambizione, il senso del sé, i valori e gli ideali, addirittura gli affetti. Ognuna di queste cose è una pietra che trascina lo spirito umano nel fondo di un lago torbido; non c’è modo di tornare in superficie arrangiando le pietre in modo virtuoso, l’unica soluzione è abbandonarle.&lt;br /&gt;Eppure nel sistema di valori che – con lievi differenze – regge le società umane dal neolitico ad oggi, l’abbondanza di vincoli e contraddizioni è sinonimo di ricchezza. L’essere umano è infatti sociale per essenza, nel bene e nel male. Nel bene, in quanto la socialità manifesta una delle tendenze più fondamentali dell’essere, cioè quella volta a creare relazioni (quindi complessità, informazione) nella direzione dell’unità. Nel male perché vi è sempre la possibilità di deviazioni caratterizzate dal fatto che il particolare utile prenda il posto del bene comune; in tal modo sorgono valori che, presentati come assoluti, hanno tuttavia la finalità nascosta di favorire un gruppo rispetto all’altro. Una visione poco chiara e non sufficientemente profonda interpreta l’anelito alla vita e alla socialità come autoaffermazione e prevaricazione di un gruppo sugli altri. Qui avviene l’equivoco, in quanto il valore universale che ha la sua radice nell’Essere stesso viene deformato per giustificare la dinamica imperfetta. Con ciò ha luogo il conflitto. Innanzitutto conflitto all’interno dell’uomo e della sua coscienza morale perché viene percepito il contrasto tra l’universale che riposa nel fondo del cuore e il contingente con lo stesso nome che viene dall’esterno. Da qui al conflitto degli uomini tra di loro e tra l’uomo e il suo ambiente il passo è breve. Abbiamo così la violenza politica basata sulla giustizia sociale, la guerra basata sulla solidarietà della comunità nazionale, la speculazione finanziaria basata sulla libertà economica, il fanatismo religioso basato sulla fede. È molto difficile superare le spinte che portano a questi conflitti; già rendersene conto mi sembra una gran cosa. L’ambizione e l’autoaffermazione consumano l’esistenza della maggior parte degli esseri umani, ma quanto è giusto tutto ciò? E quanto è inevitabile?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La via della liberazione dal dolore auto-inflitto passa necessariamente per una sostanziale povertà. Con un termine un po’ desueto coloro a cui manca il necessario per vivere vengono talvolta chiamati “i bisognosi”, e tipicamente associamo a questo aggettivo l’idea di persone molto povere. Se però guardo intorno a me, i bisognosi che scorgo sono soprattutto persone con un alto tenore di vita, gente dal mondo delle professioni con belle case e belle macchine. Costoro non hanno il problema di mangiare o di un tetto, eppure spesso mancano delle cose più importanti. Molti di loro hanno alle spalle fallimenti matrimoniali o situazioni familiari mai chiarite; vivono schiacciati dall’ansia ma non riescono a rinunciare a nessuna sfida; il conflitto con clienti, colleghi, concorrenti è la cifra del loro agire sociale, per cui o loro spingono altri ad agire per il loro vantaggio, o tentano di resistere ad analoghe spinte; immersi in un mondo altamente simbolico finiscono persino per dimenticare che possa esistere un Assoluto e professano con orgoglio un pragmatismo talvolta cinico oltre il quale non è difficile intravedere una profonda disperazione.&lt;br /&gt;Mi piacerebbe poter fare qualcosa per questi bisognosi, ma mentre è relativamente facile aiutare chi manca di un piatto di minestra, non credo proprio che sarei in grado di farmi ascoltare da loro. E anche se mi ascoltassero, che cosa potrei dire di così efficace da provocare un cambiamento esistenziale? E siamo poi sicuri che un discorso – per quanto alto e ispirato – possa provocare un cambiamento esistenziale? Forse l’unico modo efficace per aiutare i bisognosi è spegnere il conflitto dentro me stesso, e poi semplicemente stare nel mondo. Spesso si dice che la guerra è come un fuoco che si diffonde incontrollato, ma non potrebbe anche la pace essere contagiosa?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8525933381140957880?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8525933381140957880/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8525933381140957880&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8525933381140957880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8525933381140957880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/05/i-bisognosi.html' title='I bisognosi'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5810844347246774748</id><published>2010-04-30T11:49:00.000+02:00</published><updated>2010-04-30T12:02:01.570+02:00</updated><title type='text'>Stato di grazia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Non si affermerà mai abbastanza recisamente che quella non era filosofia, ma un'esperienza fisica, come vedere la luna illuminata dalla luce del giorno, sospesa quietamente nel cielo mattutino. In quello stato il giovane Paul Arnheim pranzava in un ristorante di lusso, andava in società elegantemente vestito e faceva dappertutto ciò che si doveva fare; ma si potrebbe dire che da lui a lui c'era la stessa distanza come all'individuo od oggetto più vicino, che il mondo esterno non finiva alla sua epidermide e il mondo interiore non brillava al di fuori attraverso le sole finestre della riflessione, ma entrambi si confondevano in un'indivisa solitudine e presenza che era dolce, serena e alta come un sonno senza sogni."&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;(Robert Musil, &lt;em&gt;L'uomo senza qualità&lt;/em&gt;, Einaudi, p. 437)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5810844347246774748?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5810844347246774748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5810844347246774748&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5810844347246774748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5810844347246774748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/04/stato-di-grazia.html' title='Stato di grazia'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7936705474193138092</id><published>2010-04-02T12:19:00.000+02:00</published><updated>2010-04-02T12:20:07.830+02:00</updated><title type='text'>Conoscenza, coscienza, uomo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Della multiforme varietà dei fenomeni che avvengono nell’universo, l’atto della conoscenza è il più mirabile; dal punto di vista del soggetto conoscente essa è la libertà dell’Essere riportata alle categorie dell’esperienza umana. Da un lato c’è infatti il mondo fatto da un continuo movimento di esistenze particolari, secondo schemi e strutture a cui la materia obbedisce ma che non sono a loro volta materia: esse rappresentano l’autentica ossatura del reale. Dall’altro c’è una parte di questo stesso mondo, non separabile dal resto ma strutturata in maniera sufficientemente complessa da riuscire ad ospitare rappresentazioni della realtà: l’uomo. Se riflettiamo un momento su cosa accade quando conosciamo qualcosa (attenzione, conoscere è altra cosa dall’imparare) ci rendiamo conto che la conoscenza consiste nel connettere fenomeni ed esperienze diverse, che prima apparivano scorrelati, in un’unica categoria concettuale (appartiene a questa azione anche la creazione di nuovi concetti utilizzando concetti già esistenti, mediante relazioni e analogie). Da questo gioco di tessitura di una rete in cui ogni nodo concettuale rimanda ad altri ed è da questi definito non sorgono però i significati. Il significato è qualcosa che preesiste alle esperienze, e una volta che il soggetto incontra il fenomeno lo colora con i significati che ha a disposizione nella sua tavolozza. Ma che cos’è che preesiste alle esperienze se non la coscienza stessa? Per questo dico che i significati hanno la loro sede naturale nella coscienza.&lt;br /&gt;Immaginiamo l’uomo come una manifestazione particolarmente complessa di una linea di possibilità sviluppatasi durante i miliardi di anni della storia della vita. È comunemente accettato e suffragato da risultanze osservative che nelle fasi iniziali di questo sviluppo la capacità di reagire all’ambiente e conformarsi ad esso è puramente chimico-fisica, ma già nelle forme di vita più primitive appaiono i semi di quello che alla scala dell’esperienza umana chiamiamo “individualità”, “predizione”, “volontà”, “memoria”…, tuttavia l’esperienza della soggettività è qualcosa di diverso. Si può concepire che un sistema sufficientemente complesso possa riservare all’interno delle proprie rappresentazioni dei simboli per indicare sé stesso e che sviluppi evolutivamente dei comportamenti e delle attitudini volte alla conservazione sua e della specie a cui appartiene, tutto questo però non riguarda in alcun modo il “sentire”, ma solo i “modi del sentire”. Cos’è dunque che dà colore alle percezioni, che rende significativi i pensieri, che testimonia silenziosamente la molteplicità dei processi sensoriali e psichici che formano la vita dell’individuo se non il suo essere più essenziale e fondamentale? La realtà profonda degli enti è data dalla loro struttura, dalle relazioni interne ed esterne, e la materia di cui sono fatti è nient’altro che un’occasione per partecipare alle dinamiche di un particolare segmento dell’Essere; perciò ha senso chiamare “anima” una delle infinite possibilità che si concretizzano nella particolare esistenza di un uomo ma che hanno la loro profonda e solida realtà a prescindere dalla istanza realizzata. La realtà non è fatta di parti isolate e l’Essere si autosostiene nell’esistenza, cosicché i modi particolari partecipano dell’armonia del tutto e non possono venir cancellati quando una particolare istanza cessa; essi furono, sono e saranno perché dall’intera realtà non si può staccare neanche il più piccolo frammento senza che la contraddizione divori il Tutto. Vi è dunque per ogni processo fisico – dalle più semplici reazioni chimiche ad ogni singolo essere umano – una esistenza nel Tutto, eventualmente instanziata nelle particolari manifestazioni in una delimitata regione di spazio-tempo. Ogni manifestazione riconoscibile di strutture, processi, relazioni ha in virtù della sua evidente esistenza contingente il diritto ad un’esistenza formale che costituisce il Tutto, protetta in qualche modo dalle fluttuazioni della contingenza. Naturalmente la deduzione inversa non è valida: se la presenza comporta l’essere, la non-presenza non comporta il non-essere. Ciò che non è evidente qui e ora può comunque godere di una solida esistenza nel cuore stesso dell’Essere. Se dunque possiamo riferirci alla coscienza personale come a una manifestazione delle strutture ontologiche più elevate, qualcosa di universale ed eterno di cui la vita terrena è una semplice manifestazione in un teatro delimitato, veramente possiamo dire che nulla di noi va veramente perduto. Ogni avventura umana presente, passata, che potrebbe essere o essere stata, è incastonata come gemma nell’immensità del principio dal quale tutto fluisce e al quale tutto ritorna, in perfetta unità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7936705474193138092?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7936705474193138092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7936705474193138092&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7936705474193138092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7936705474193138092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/04/conoscenza-coscienza-uomo.html' title='Conoscenza, coscienza, uomo'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4452816954817560203</id><published>2010-02-23T22:03:00.000+01:00</published><updated>2010-02-23T22:10:38.785+01:00</updated><title type='text'>Il fine/la fine della ricerca religiosa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Già da tempo sto realizzando una cosa da sempre saputa ma forse mai profondamente intuita, e cioè che “non si può far finta di meditare”. Qualsiasi altra attività umana è in qualche modo sempre svincolata dal resto del contesto, per cui io posso sprofondare integralmente in essa come in un ruolo, vivendo gli altri aspetti della vita in maniera in larga parte indipendente. Con la meditazione no. Non posso distaccarmi dagli aspetti contingenti nei momenti in cui sono seduto con gli occhi chiusi davanti a un bastoncino di incenso o al Crocifisso, e poi vivere le altre ore del giorno pesantemente coinvolto, ricercando sicurezza e permanenza, lottando per affermare l’ego o consumandomi in passioni di avversione e di desiderio.&lt;br /&gt;Tutto ciò implica che una meditazione fasulla è solo una farsa e ce ne rendiamo conto immediatamente, ma anche che quando – a seguito di un lungo lavoro di introspezione e ricerca spirituale – si fa un piccolo passo sulla strada della consapevolezza, non solo gli spazi di silenzio durante la pratica aumentano in lunghezza e profondità, ma anche l’attitudine verso le mille sollecitazioni della vita quotidiana è più chiara, distaccata, serena. Se dunque realizziamo che in qualche modo un avanzamento spirituale comporta una avvicinamento globale alla radice della persona e alla sua verità, possiamo intravedere per un attimo il traguardo. Ciò non significa varcare quel traguardo (dal quale chi scrive è ancora lontanissimo), ma intuire quale potrebbero essere lo stato interiore e l’attitudine verso la vita di un spirito finalmente liberato.&lt;br /&gt;Dunque, uno spirito illuminato ha raggiunto la radice del proprio essere e riconosce che tutti gli aspetti materiali sono contingenti e  transitori, compreso il corpo per cui, vivendo già nell’assoluto della propria essenza, è totalmente indifferente alla vita e alla morte, sapendo che con la morte l’unica cosa che viene meno è la possibilità di interagire con questa regione dell’Essere caratterizzata dalle categorie della materialità (spazio, tempo, energia, …). Si ha così una sorprendente constatazione: il compimento della religione è il superamento della religione. Per colui che si porta abbastanza avanti sulla via della ricerca spirituale vengono a cadere uno dopo l’altro tutti i motivi che spingono l’uomo verso la religione: nessun bisogno psicologico perché l’essenza è oltre il piano psicologico e l’inconscio, nessuna considerazione etica perché sono le sovrastrutture ad alienare l’uomo e a spingerlo lontano dal comportamento perfetto secondo la sua natura essenziale, nessun ausilio sulla via della contemplazione perché chi dimora nella luce è già al cospetto dell’Assoluto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4452816954817560203?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4452816954817560203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4452816954817560203&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4452816954817560203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4452816954817560203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/02/il-finela-fine-della-ricerca-religiosa.html' title='Il fine/la fine della ricerca religiosa'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-96896167077047145</id><published>2010-02-23T22:02:00.000+01:00</published><updated>2010-02-23T22:03:31.542+01:00</updated><title type='text'>Ordine e caos</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Vi sono due tipi di ordine nei rapporti tra gli esseri umani. Il primo sorge dall’armonia, il secondo dalla violenza. L’uomo non può vivere senza relazione, regolarità, un sistema strutturato di possibilità; ma questi possono realizzarsi in modi diametralmente opposti. Illusoriamente, singoli o gruppi ritengono che la perfezione delle loro potenzialità migliori passi per la strada faticosa dell’autoaffermazione sul piano materiale; a tal fine hanno bisogno di elaborare sistemi di relazioni in cui altri uomini cooperano ai loro scopi. Un tale ordine non sorge da solo, esiste nella testa di chi lo concepisce ma non nelle possibilità più dirette dell’Essere. Per questo deve essere forzato, imposto, è frutto di violenza, come accade ogni volta che l’uomo antepone il suo pensiero alla nuda realtà. La violenza è sicuramente male, ma in questo senso possiamo dire anche che il male è violenza.&lt;br /&gt;Un altro ordine sorge invece dall’Essere, e il pensiero non lo precede, ma lo scopre con meraviglia sempre nuova. È l’ordine che ha portato alla formazione delle galassie e delle prime forme di vita, che genera gratuitamente informazione e significato. E come potrà l’uomo accedere a questo ordine superiore che lo precede, gli sopravvive e lo trascende? Solo superando la dimensione del pensiero. Nessuna novità potrà infatti mai venire dal pensiero, la cui principale facoltà è la memoria. Memoria è fissazione e rielaborazione di ciò che è già stato; anche quando immaginiamo il futuro assembliamo dentro di noi pezzi di passato come tessere di mosaico, per costruire strutture inedite con mattoni vecchi. Per questo motivo una mente attiva, che conosce il pensiero come sua unica modalità, non potrà mai essere realmente creativa. Potrà sì essere abile a individuare relazioni tra fatti e strutture che nessuno aveva mai visto prima, ma questo pur lodevole esercizio non è creazione. La dimensione creativa è quella del più profondo silenzio e della pura passività.&lt;br /&gt;Da una parte l’arrogante pretesa di imporre una visione rattrappita e parziale a una realtà che comunque sfugge ai nostri tentativi di comprensione e di dominio; dall’altra la libertà che nasce dal lasciare liberi, l’autorità che nasce dall’ascoltare, la capacità di influire sul mondo che nasce dall’inazione. È il caos che si dissolve in un ordine non forzato, ma intuito prima e accettato poi, armonia che trascende le coppie bello/brutto e buono/cattivo, conservando solo la superiore categoria della verità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-96896167077047145?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/96896167077047145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=96896167077047145&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/96896167077047145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/96896167077047145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/02/ordine-e-caos.html' title='Ordine e caos'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1265634336357434105</id><published>2010-02-09T22:42:00.000+01:00</published><updated>2010-02-09T22:44:26.828+01:00</updated><title type='text'>Sulle macchine pensanti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Vedendo quello che sono in grado di fare i computer, sia in termini di potenza di calcolo che –soprattutto – di analogia con il ragionamento umano, viene da chiedersi se e in che misura si può dire che una macchina realmente pensi. L’attività di manipolazione dei simboli in obbedienza a regole logiche non esaurisce il pensiero, casomai ne forma il frammento centrale, oltre il quale esiste però un prima e un dopo, dati dal significato dei simboli e dalle finalità che hanno mosso quella particolare attività di pensiero. Il pensiero cosciente è però questa stessa attività manipolativa con l’aggiunta di un qualcosa che non si riesce a definire. Il pensiero pensa sé stesso nei suoi meccanismi, ma nella sua essenza si sfugge completamente.&lt;br /&gt;Vi è nel profondo del mio essere una realtà la cui evidenza è abbagliante, che tuttavia resiste a qualsiasi tentativo di essere descritto da modelli o definito da parole. Essa consiste nel prendere atto del fatto che tutto ciò che costituisce il mio essere appartiene a quello stesso mondo che illusoriamente considero esterno (e che nell’impresa scientifica pretenderei di studiare come osservatore distaccato). Vi appartengono il corpo, i sensi (e quindi l’esperienza),  ma persino il ragionamento, che non può prescindere da un sistema fisico, cioè il cervello, l’organo della mente. Il sistema corpo-sensi-cervello elabora incessantemente esperienze modificandosi in continuazione ed adattando sé stesso nelle due direzioni: verso il futuro come calcolo e sistema anticipatorio, verso il passato come memoria; la previsione si costituisce sulla base delle esperienze passate (pregiudizio) e il ricordo cambia il proprio carattere in base ai fini che di volta in volta sono prioritari (ermeneutica). All’interno di questa attività emerge in modo misterioso un silenzioso testimone che non partecipa, ma dona senso a tutto il processo. È la capacità e la possibilità di trascendenza del soggetto che giustifica in qualche modo il suo “porsi fuori” dal mondo, solo che in ciò che resta fuori vi è lui stesso, o meglio tutto ciò che di lui può essere detto usando lo stesso linguaggio con cui si parla del mondo. La conoscenza che può sorgere seguendo questa strada è meno operativa dell’ordinaria conoscenza, decisamente ineffabile e totalmente intuitiva, ma non per questo meno “conoscenza”. È la chiara visione del mondo così come esso è, è assolutamente inutile e inutilizzabile in quanto il regno dei fini è quello stesso mondo da cui il soggetto si pone fuori, essendo il resto, ciò che rimane quando l’io conoscente si libera da ogni aspetto oggettivabile; è l’inoggettivabile, il silenzioso testimone, l’”io-sono”, la coscienza pura.&lt;br /&gt;La coscienza è concetto chiave nel processo conoscitivo. La scienza tradizionale non riesce a spiegare la coscienza in termini di enti e relazioni più primitivi, appartenenti al dominio del modellizzabile (e quindi in qualche misura del riducibile alla fisica). Di solito, quello che la scienza tradizionale non riesce a spiegare viene cancellato dall’ontologia della nostra cultura. Con la coscienza ciò non si può fare perché la sua evidenza ha tutti i caratteri richiesti dal metodo galileiano. È infatti esperienza riproducibile, accessibile a chiunque, senza eccezioni. Non può essere fatta ricadere nello stesso ambito – ad esempio – delle guarigioni miracolose, che sono non riproducibili ed evidenti solo a chi ne è stato direttamente coinvolto. Chiunque ha esperienza della coscienza, senza eccezioni. Dovrebbe dunque essere possibile una spiegazione (cioè una riduzione), o almeno una definizione; ma questo non è il caso. Non vi è nulla di così evidente come la coscienza e al tempo stesso non vi è nulla di tanto indefinibile e inspiegabile. Ponendosi con spirito genuinamente fenomenologico di fronte a questo tema così misterioso, possiamo avanzare qualche considerazione.&lt;br /&gt;La coscienza è al di fuori dello spazio e del tempo, a differenza delle azioni. Non è infatti localizzabile in un punto, è qualcosa che esiste ma non occupa un luogo; neanche sembra abitare il tempo, essa è infatti l’unica cosa che rimane rigorosamente immutata durante tutto il corso della vita dell’uomo. Essa fiancheggia il tempo, nel senso che è presente assieme alle azioni e ai mutamenti e tuttavia non agisce né muta.&lt;br /&gt;Le esperienze umane sono per forza di cose parziali e limitate, circoscritte a un ambito particolare, per questo motivo la nostra rappresentazione della realtà avviene per enti, e rappresentiamo anche noi stessi come enti, delimitati e permanenti. Ma in questa rappresentazione difficilmente potrà emergere qualcosa come la coscienza, che non è “cosa” ma centro invisibile, filo che sostiene il soggetto all’interno del tutto; per questo motivo ritengo che la coscienza vada piuttosto considerata come una proprietà dell’Essere, dell’intera realtà, di cui le singole vite sono istanze e manifestazioni. In altri termini, ognuno di noi ha una particolare storia in dipendenza delle situazioni che si trova a vivere, ma in queste situazioni egli è anche attore e risponde secondo un modo di essere peculiare; questa modalità rappresenta l’essenza più profonda del mio essere, è qualcosa che esiste prima e fuori di me in quanto possibilità dell’Essere e che ha occasione di manifestarsi in un contesto preciso all’interno della mia vita. Con tutto questo, la coscienza non cessa di essere individuale poiché ognuno di noi realizza particolari possibilità, concretizzandosi come una lunga serie di risposte a situazioni determinate (che è quello che intendiamo quando pensiamo alla nostra vita). Infine, non mi crea grossi problemi il fatto che i livelli di coscienza possano essere molteplici nell’universo, come molteplici sono le possibilità del tutto, e l’uomo ne sia solamente la realizzazione di più alta complessità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1265634336357434105?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1265634336357434105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1265634336357434105&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1265634336357434105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1265634336357434105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2010/02/sulle-macchine-pensanti.html' title='Sulle macchine pensanti'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7594148268750446834</id><published>2009-12-18T12:26:00.000+01:00</published><updated>2009-12-18T12:30:20.851+01:00</updated><title type='text'>Gli atei mi stanno simpatici...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un buon cattolico non dovrebbe essere condiscendente con il “nemico”, né guardarlo con simpatia. Ma io non sono un buon cattolico. E questo è almeno un punto da cui iniziare. È vero che gli atei non sono né teneri né gradevoli con i credenti; nella migliore delle ipotesi ci trattano da ingenui, quando non addirittura da furfanti. D’altra parte anche i credenti, quando ci si mettono, sanno essere davvero sgradevoli. Tutto questo però riguarda i modi, la sociologia, determinati fatti storici; ma se grattiamo queste incrostazioni culturali e politiche, cosa rimane di profondo, di serio, di fondamentale?&lt;br /&gt;È un dato di fatto che l’ateismo moderno ha perso molta della sua forza teoretica con la fine del determinismo scientifico, e coloro i quali rigettano oggi ogni forma di spiritualità con ottocentesca indignazione auspicando i trionfi della ragione con il candore di Comte, fanno invero un po’ di tenerezza. Tuttavia c’è una classe di argomentazioni ateiste che meritano di essere prese in seria considerazione; si tratta della provocazione dei &lt;em&gt;pastafariani&lt;/em&gt; o, in maniera più rigorosa, del paradosso del giardiniere invisibile (o della teiera rosa, o altre ancora...). Costoro sostengono che Dio è un’ipotesi vuota, che non essendovi alcun appiglio di oggettività per la presenza del divino nel mondo qualsiasi pretesa in tal senso ha il carattere dell’arbitrarietà. E se allora nessuno può portare prove, per quale motivo preferire una religione storica – il Cristianesimo ad esempio, o l’Islam – a un sistema di credenze proposto da un improbabile profeta, nel quale la divinità si è manifestata come un piatto di spaghetti venuto dallo spazio? Il ragionamento non fa una grinza. La vita di Gesù, i miracoli dei santi, le visioni di Maometto... fatti raccontati, avvenuti lontano nel tempo, perché credervi? Opinione, solo opinione. E se l’opinione già è distante dalla certezza, figuriamoci quanto più lo è dalla verità (che è l’unico fine a cui dovrebbe tendere un credente).&lt;br /&gt;Io penso che chiunque riflette su un qualsiasi tema in buona fede merita di essere ascoltato perché ha qualcosa di interessante da dire. E dunque, cosa può avere di interessante un pastafariano da dire a me cattolico? Ecco il punto: i laici non gradiscono incursioni nell’unica forma di conoscenza che considerano valida. Trovano ad esempio intollerabile che si neghino evidenze oggettive della paleontologia per suffragare interpretazioni letterali del libro della &lt;em&gt;Genesi&lt;/em&gt;; e anch’io. Con i loro argomenti sguaiati e un po’ approssimativi, dicono a noi credenti tuttavia una cosa importantissima: un Dio che “mette i piedi nel piatto”, tratta la creazione come un gioco di ruolo e l’uomo come una marionetta non solo è antipatico, ma non è neppure verosimile. Non è una lezione da poco. Le nostre chiese rigurgitano di preghiere in cui si chiede, si chiede di tutto: la salute, che gli affari vadano bene, la buona sorte per noi e la cattiva per quelli che consideriamo avversari... statue della Madonna che piangono sangue sotto elezioni, ex-voto, reliquie, crocifissi che diventano minacciose armi da brandire contro “quegli altri” (per non parlare di quelli che le armi le brandiscono davvero e nel nome di Dio fanno scorrere fiumi di sangue).&lt;br /&gt;La fede non si impone, la spiritualità è una scoperta che richiede un duro cammino nel corso del quale l’unico riferimento deve essere la verità, eliminando impietosamente ogni pregiudizio, vagliando ogni ipotesi in maniera più oggettiva di quanto non facciano gli scienziati con le loro, senza rispetto per nessuna autorità o maestro. La posta in gioco è troppo grande; se quello che cerco è il senso stesso della mia vita non posso accontentarmi dell’inganno di una consolante certezza. Ecco perché riesco ad apprezzare chi vuole mostrarmi l’insensatezza delle mie prospettive esistenziali, e volentieri accetto di essere messo in discussione. In fondo gli atei dicono a noi credenti come non dovrebbe essere Dio: un improbabile supereroe capriccioso ed esuberante molto più simile agli dei olimpici che alla Sorgente dell’Essere; il dio nel quale non credono i pastafariani è lo stesso dio nel quale neppure io credo. E dunque sarà l’ateismo l’unico esito che logicamente può avere una ricerca spirituale seria e libera da pregiudizi e condizionamenti? Non necessariamente. Di fatto, i moderni laici sono affetti da un clericalismo che limita ogni possibilità di sviluppo costruttivo alle loro argomentazioni, che pure nella parte distruttiva sono in parte condivisibili. Vi sono dei veri e propri dogmi che costituiscono limiti insuperabili sui quali si infrange ogni possibilità di sviluppi non banali del discorso sulla spiritualità. Ad esempio vi è una concezione obsoleta della scienza, che non tiene conto dei limiti dei sistemi formali, dell’indeterminismo e della complessità. Oppure la tendenza a spostare invariabilmente il discorso dagli aspetti teoretici a quelli contingenti, tipo le malefatte della chiesa cattolica nel corso dei secoli, o le contraddizioni cui si va incontro se si prende alla lettera il racconto biblico della creazione, piuttosto che confrontarsi con san Tommaso o sant’Agostino. Ma anche quando il discorso viene portato avanti nella maniera più neutrale e corretta possibile, c’è un limite fondamentale nelle argomentazioni ateiste, e precisamente il fatto di ridurre l’intera possibilità di conoscenza ad un’unica forma. Se infatti postuliamo che l’unica forma accettabile di indagine sulla realtà è quella con cui si studiano i fenomeni materiali, ecco che abbiamo implicitamente ammesso che niente esiste al di fuori di tale ambito, pertanto qualsiasi ragionamento su un livello trascendente portato avanti in questo modo non può avere alcun significato.&lt;br /&gt;Siamo d’accordo che la realtà di Dio non può essere inclusa in quella dell’universo, ma questo non significa che Dio non esiste, piuttosto che la sua realtà è più ampia e include eventualmente quella dell’universo. Conoscere significa conformare il proprio intelletto alla realtà, e il crearsi modelli non è l’unico modo in cui ciò può avvenire. Dopo tutto non è forse vero che ogni giorno esercitiamo forme di conoscenza (intuitiva, emotiva,...) diverse da quella razionale? E volendo restare nello stretto ambito della conoscenza razionale, quale potrà mai essere la risposta alla domanda sulla causa dell’esistenza dell’universo? Se infatti la realtà materiale esiste necessariamente, qual è il motivo di tale necessità? E se invece l’universo è pura contingenza, da dove ha avuto origine un tale atto arbitrario? Di fronte a questi interrogativi che segnano i limiti costitutivi di una indagine di tipo scientifico, il “cercatore di verità” intuisce un abisso dal quale lo spazio e il tempo emergono come piccolo scoglio su un oceano sconfinato e accetta di mettersi in gioco su strade che lo coinvolgono in prima persona, consapevole che il prezzo da pagare è il fatto di non poter più essere un osservatore separato dal resto della realtà, e che per ogni aspetto del tutto che riuscirà ad acquisire qualcosa di sé dovrà andare perduto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7594148268750446834?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7594148268750446834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7594148268750446834&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7594148268750446834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7594148268750446834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/12/gli-atei-mi-stanno-simpatici.html' title='Gli atei mi stanno simpatici...'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4258319440939507268</id><published>2009-11-27T17:41:00.000+01:00</published><updated>2009-11-27T17:46:47.369+01:00</updated><title type='text'>A lezione dagli studenti (per una nuova fisica)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Di solito sono gli studenti che imparano dai professori, questo è nei ruoli rispettivi. A volte però un insegnante può imparare molto dai suoi studenti. Ad esempio, mi sono accorto che portando alle estreme conseguenze la discussione sulla fisica, vale a dire senza dare nulla per scontato, ho potuto incontrare il problema fondamentale che un non-fisico ha nei confronti della fisica. Tutti noi che abbiamo studiato per anni questa materia, che ci siamo formati nelle aule universitarie e nei laboratori di ricerca abbiamo acquisito un linguaggio, un sistema di valori, di giudizi, una cornice concettuale all’interno della quale ci muoviamo per interpretare il mondo e dalla quale non possiamo uscire. E in fondo siamo anche grati a questa cornice, perché è quella che garantisce la nostra specificità rispetto agli altri, è quella che ci rende riconoscibili e stimati... è quella che ci dà da mangiare. Uno scienziato può spingere la sua indagine molto avanti, ma ben difficilmente abbandonerà il territorio di cui ha conquistato il controllo a prezzo di tanti sacrifici per mettersi allo stesso livello dell’uomo della strada, del generico, confrontandosi con lui solo con le armi del buon senso e della logica elementare applicata all’esperienza quotidiana, resistendo alla tentazione di proteggersi con l’invincibile corazza del formalismo matematico.&lt;br /&gt;I ragazzi sono ancora aspecifici, non hanno acquisito certi automatismi, soprattutto non hanno interessi personali nell’affermazione di una determinata forma di sapere e si pongono di fronte alla realtà con lo sguardo limpido che deriva da una sana ignoranza. Le loro obiezioni sono le più ingenue e irriverenti, ma proprio per questo le più problematiche. Tali obiezioni possono essere spente dalla forza opprimente di imponenti costruzioni teoriche cristallizzate, oppure si può scegliere di lasciarle espandere in maniera incontrollata fino alla radice di tutti i problemi: il rapporto che sussiste tra realtà e modelli. Di solito, la fastidiosa catena di domande che il non specialista spara a raffica sull’accademico di turno viene interrotta con qualche dotta dissertazione modello standard o sul Big Bang, parlando di particelle subnucleari come di oggetti di esperienza che tutti dovrebbero conoscere; difficilmente un esperto ammetterà la più elementare delle verità riguardo a questo genere di cose (così elementare che forse anche lui l’ha dimenticata...): di fatto nessuno ha mai visto una particella elementare, né mai la vedrà; l’unico accesso che abbiamo a quell’ambito è quello indiretto basato su strumenti di misura a loro volta costruiti in base a una teoria che prevede l’esistenza di quegli stessi oggetti che devono rilevare. Chi conosce la fisica dagli studi liceali o attraverso la letteratura divulgativa si immagina un atomo come qualcosa che abbia tutti gli attributi fondamentali che una cosa deve possedere (forma, dimensioni, ecc.), che interagendo con un opportuno sistema di misura è in grado di far rilevare dallo strumento la propria esistenza; chi ha passato ore della sua vita in un laboratorio sa bene che tutto ciò che potrà avere della realtà di quello stesso atomo è una curva a campana sullo schermo di un oscilloscopio.&lt;br /&gt;Lasciando liberi gli studenti di esercitare al massimo grado e in piena libertà il loro senso critico, si arriva invariabilmente al nocciolo della questione: che tipo di realtà è quella che si studia sui libri di fisica? Sul serio è quella che fonda l’esperienza della vita quotidiana? È in grado di imporsi con la stessa evidenza di quest’ultima o è piuttosto un modello, una collezione di vuoti esercizi autoreferenziali (come quelli dei compiti di matematica) senza la minima relazione con le strutture fondamentali dell’esistenza umana? Credo che – nella sua sconvolgente semplicità – quella sui modi di esistenza del misterioso livello fondamentale della realtà sia l’unica domanda su cui per un fisico valga la pena di spendere una vita di ricerca. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4258319440939507268?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4258319440939507268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4258319440939507268&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4258319440939507268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4258319440939507268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/11/lezione-dagli-studenti-per-una-nuova.html' title='A lezione dagli studenti (per una nuova fisica)'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-6382520781424487133</id><published>2009-10-27T19:27:00.000+01:00</published><updated>2009-10-27T19:28:55.954+01:00</updated><title type='text'>La retta, il cerchio, il segmento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le due forme di conoscenza – discorsiva e intuitiva – trovano una esemplificazione nelle definizioni geometriche. La circonferenza non può essere pensata discorsivamente, viceversa il segmento non può essere pensato intuitivamente. Due segmenti opportunamente composti sono ancora un segmento, la circonferenza non tollera che sé stessa. Per definire la circonferenza una sola nozione è necessaria, quella di distanza (una nozione che è strettamente imparentata con il tempo). Una volta che sia definita in qualche modo la distanza in un insieme di oggetti che per pura comodità di rappresentazione chiameremo “punti”, la circonferenza sorge come la figura più semplice che si possa pensare (secondo un qualche criterio di semplicità algoritmica). La definizione di circonferenza è implicita e intuitiva, in essa non è il ragionamento discorsivo che agisce ma la pura intuizione, non ci sono passi da seguire, non è una costruzione né tanto meno mettere un punto dietro l’altro. Si obbietterà che il compasso è “il discorso” che esprime la circonferenza, ma in realtà il compasso è già la circonferenza in essenza: essa è già tutta contenuta nel compasso e l’azione di tracciare il cerchio è solo una manifestazione di qualcosa che ha comunque già il suo essere completo. Quanto invece è diverso il discorso per il segmento. Una volta che i due punti sono dati nulla è ancora detto del segmento. Quante linee diverse si possono infatti tracciare tra l’uno e l’altro dei punti? Cos’è che fa essere segmento una certa linea? Forse il fatto di essere la più breve? Ma questo implicherebbe la considerazione della totalità in atto di tutte le possibili linee dall’uno all’altro dei due punti, nell’ordinario spazio una attualità infinita non percorribile. La definizione euclidea di linea retta è assolutamente inintelligibile. Essa può essere riferita alla direzione, ma la direzione è proprio ciò che le rette definiscono. Si potrebbe anche intendere che il segmento è l’unica linea che unisce i due punti avente lunghezza pari alla distanza tra i due punti, ma anche in questo caso la definizione è mal posta: che cosa è mai infatti la lunghezza di una linea? Forse la somma di infiniti segmenti di lunghezza infinitesima?&lt;br /&gt;Insomma, circonferenza e retta sono due esempi dei diversi modi del pensiero. Nel concepire una circonferenza posso visualizzare la forma che tante volte ho visto realizzata in natura ma anche rivolgere la mia attenzione al puro concetto di punti equidistanti da un centro in un insieme che potrebbe non avere nulla a che fare con l’usuale spazio; un insieme in cui vi è una certa dinamicità, almeno un embrione di concetto di “tempo” in modo che sia possibile definire una distanza. Per la retta non è così. Solo la visualizzazione geometrica mi può aiutare, ma se tento di intuire la pura idea di “retta” ecco che mi perdo in un insieme molto strutturato, con molte proprietà (ad esempio la direzione) e ricado sempre nella visualizzazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-6382520781424487133?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/6382520781424487133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=6382520781424487133&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/6382520781424487133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/6382520781424487133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/10/la-retta-il-cerchio-il-segmento.html' title='La retta, il cerchio, il segmento'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-17422580833334149</id><published>2009-10-14T19:42:00.000+02:00</published><updated>2009-10-15T23:10:11.463+02:00</updated><title type='text'>Luce e oscurità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Spesso mi sono chiesto lo scopo, il fine, il perché del mio abitare lo spazio e il tempo. Non è una domanda di poco conto; molte persone nascono vivono e muoiono senza affacciarsi mai sul baratro del significato. Dico ‘baratro’ perché non si tratta del significato di una qualsiasi cosa – astratta o concreta, eterna o passeggera, sublime o terribile – esterna al soggetto, ma del significato del soggetto stesso. Il giudice della realtà processa il giudice, e un’assoluzione non è affatto scontata. Il pensiero moderno, estendendo il metodo scientifico alla mentalità comune, ha trovato un efficace e rassicurante soluzione a questo problema nella separazione tra osservatore e mondo, una soluzione tanto rassicurante che si può giungere ad affermare che l’armonia del cosmo sia frutto del caso senza per questo che l’uomo si senta perduto. Vi è poi chi riconosce negli ideali lo scopo della vita e ad essi si consacra. Sicuramente un affetto, un ideale, una fede, una missione possono rappresentare un fine convincente, ma si tratta pur sempre del fine delle azioni, uno scopo contingente per fatti contingenti, qualcosa che ora e qui è, ma che in un altro tempo e altrove potrebbe anche non essere o essere diversamente, mentre io, nel mio più profondo modo di essere non potrei essere diverso da me stesso senza cessare di essere me stesso...&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/luce_oscurita.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-17422580833334149?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/17422580833334149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=17422580833334149&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/17422580833334149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/17422580833334149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/10/luce-e-oscurita.html' title='Luce e oscurità'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8204664227239231797</id><published>2009-09-20T20:04:00.000+02:00</published><updated>2009-09-20T20:06:31.236+02:00</updated><title type='text'>Strana esperienza...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Correvo, nel bosco. Mantenendo il pensiero concentrato sulla ricerca (razionale) dell’essenza dell’uomo ho capito come tutto il nostro agire sia immerso nella contingenza e anche ciò che chiamiamo “il carattere di una persona” (cioè il livello psicologico) non è altro che la manifestazione, all’interno di una particolare rete di relazioni e possibilità, di modalità dell’essere, possibilità della realtà, strutture fondamentali, o come le vogliamo chiamare; quella è l’essenza profonda che sola ha il diritto di dire “io” e di cui tutto il nostro agire è manifestazione. Bene, in quel momento e per un attimo solo, ho intravisto il mio “io-sono”, cioè quella particolare modalità che veste la mia persona. È stato – lo ripeto – solo un attimo prima di essere travolto dalla spinta emotiva e razionale, ma quello che ho visto in quell’attimo è stato meraviglioso, da lasciare senza fiato. Non credo di essere una persona particolarmente bella; piuttosto, a quel livello di verità ogni essere umano (e forse ogni vivente o addirittura ogni cosa) deve essere splendido. Se riuscissi a vedere l’essenza degli altri come ho intravisto la mia, credo che verrei proiettato in uno stato di amore paralizzante, di contemplazione continua (che forse è qualcosa di simile a quello che ci aspetta dopo la morte...). Se ogni uomo vedesse se stesso e ogni altro uomo a quel livello di profondità, non solo  cesserebbe automaticamente ogni forma di violenza, di strumentalizzazione, di angoscia, ma altrettanto spontaneamente si creerebbe una inestricabile rete d’amore, un tutto inseparabile dotato di inconcepibili possibilità. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8204664227239231797?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8204664227239231797/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8204664227239231797&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8204664227239231797'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8204664227239231797'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/09/strana-esperienza.html' title='Strana esperienza...'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4422625112924037639</id><published>2009-09-18T21:29:00.000+02:00</published><updated>2009-09-18T21:31:28.941+02:00</updated><title type='text'>Essere-Uomo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La presenza dell'uomo nell'universo rende attuale, internamente a questo piano di esistenza, una descrizione dell'esistenza stessa. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4422625112924037639?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4422625112924037639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4422625112924037639&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4422625112924037639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4422625112924037639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/09/essere-uomo.html' title='Essere-Uomo'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5348355072934472805</id><published>2009-09-16T19:11:00.000+02:00</published><updated>2009-09-16T19:13:07.296+02:00</updated><title type='text'>Illusioni temporali</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Prendere una palla al volo è la stessa cosa che lanciarla indietro nel tempo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5348355072934472805?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5348355072934472805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5348355072934472805&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5348355072934472805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5348355072934472805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/09/illusioni-temporali.html' title='Illusioni temporali'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7825890986978149836</id><published>2009-08-27T10:57:00.000+02:00</published><updated>2009-08-27T11:46:56.811+02:00</updated><title type='text'>Scienza?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per una riflessione (amara) sulla scienza prendo a spunto un risultato recente di un gruppo di biologi che è riuscito a trasferire con successo il genoma di un ceppo di batteri in cellule di lievito, lo ha modificato e quindi ritrasferito in un altro batterio, con una metodica che può essere utilizzata di routine.&lt;br /&gt;Sinceramente non sono daccordo neanche nel definire "scienza" risultati come questo, a meno che non si sia concordi (ma io non lo sono) nel fatto che la parola scienza non significhi più &lt;em&gt;scire per causas&lt;/em&gt; ma piuttosto manipolare la realtà sfruttando le opportunità tecnologiche con il fine neanche troppo nascosto di consolidare una certa struttura di rapporti sociali in cui gruppi ristretti godono di enormi ricchezze e livelli di potere.&lt;br /&gt;Mi si obietterà che - anche se la scienza è stata spesso utilizzata per compiere atti terribili - i risultati della ricerca, qualsiasi essa sia, possono essere usati in modi differenti (un uomo che inventa un coltello per tagliare il pane lo può usare pure per uccidere); non è quindi la ricerca a essere sbagliata, ma a volte il suo utilizzo.&lt;br /&gt;Io non sono daccordo. Per almeno tre motivi:&lt;br /&gt;- la ricerca non è staccata dal resto delle attività umane e lo scienziato non può giocherellare impunemente con le forze della Natura nascondendosi dietro il paravento della conoscenza fine a se stessa, scaricando la responsabilità degli eventuali utilizzi sbagliati su ingegneri e politici, tanto più che molto spesso i progetti di ricerca partono con l'intento dichiarato di creare strumenti di distruzione (i premi Nobel del progetto Manhattan furono una manica di assassini alla stessa stregua dell'equipaggio dell'Enola Gay);&lt;br /&gt;- esattamente come quello in cui viviamo - basato sulla democrazia e l'economia di mercato - non è il migliore dei mondi possibili, così l'epistemologia dominante erede del neopositivismo non è l'unica via alla conoscenza. Mi lascia molto perplesso che a 65 anni dal saggio di Schrödinger su "Che cos'è la vita?" si continui ancora ad applicare il riduzionismo in biologia in maniera bovina, smontando e rimontando esseri viventi come se fossero motori di automobile. Evidentemente questa epistemologia è dettata più dagli interessi delle grandi companies farmaceutiche che da puro amore di conoscenza;&lt;br /&gt;- trovo quantomeno singolare che si invochi la tecnologia per riparare danni provocati in larga parte dalla tecnologia stessa (effetto serra, inquinamento, nuove forme di sfruttamento del lavoro...), mi ricorda molto la storia di quel vetraio che la notte girava per il paese spaccando i vetri delle finestre delle case a sassate... nel mondo che vorrei più che forzare la Natura per realizzare i suoi capricci, l'Uomo dovrebbe lavorare seriamente su sé stesso per trovare modi di vivere in armonia all'interno di quella stessa Natura dalla quale tutti veniamo e tra le cui braccia ognuno di noi troverà riposo alla fine del suo viaggio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7825890986978149836?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7825890986978149836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7825890986978149836&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7825890986978149836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7825890986978149836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/08/scienza.html' title='Scienza?'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1679268099707354995</id><published>2009-08-26T08:42:00.000+02:00</published><updated>2009-08-26T08:47:59.400+02:00</updated><title type='text'>Aforisma</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Tutti sanno parlare (magari anche dicendo cose interessanti); solo pochissimi illuminati conoscono l'arte del silenzio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1679268099707354995?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1679268099707354995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1679268099707354995&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1679268099707354995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1679268099707354995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/08/aforisma.html' title='Aforisma'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4145954004898912097</id><published>2009-08-06T09:25:00.000+02:00</published><updated>2009-08-06T09:31:38.069+02:00</updated><title type='text'>Il naufragio del Nordling</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una notte cinquanta uomini nuotarono via da Dio&lt;br /&gt;E annegarono&lt;br /&gt;La mattina dopo il Dio abbandonato intinse il dito nell'oceano&lt;br /&gt;Tirò su cinquanta anime&lt;br /&gt;E puntò verso l'Eternità&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Gregory Corso&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4145954004898912097?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4145954004898912097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4145954004898912097&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4145954004898912097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4145954004898912097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/08/il-naufragio-del-nordling.html' title='Il naufragio del Nordling'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1229943461250330448</id><published>2009-08-06T09:12:00.000+02:00</published><updated>2009-08-06T09:18:58.696+02:00</updated><title type='text'>Incontri, distacchi...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"...ogni incontro è il primo incontro, e ogni distacco è per sempre. Gli incontri e i distacchi (di cui nascita e morte sono null'altro che casi speciali) sono possibili solo nel tempo, e ci rallegrano o addolorano solo perché «noi» siamo o, meglio, ci identifichiamo erroneamente con i tabernacoli psico-fisici e mutevoli che il nostro Sé assume, e riteniamo così di essere creature del tempo."&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ananda K. Coomaraswamy - Tempo ed Eternità&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1229943461250330448?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1229943461250330448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1229943461250330448&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1229943461250330448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1229943461250330448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/08/incontri-distacchi.html' title='Incontri, distacchi...'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-388314207321826837</id><published>2009-06-21T23:12:00.001+02:00</published><updated>2009-06-25T09:04:59.496+02:00</updated><title type='text'>Lo yoga dell'insegnante</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per sua stessa essenza e definizione la meditazione è senza scopo. Meditare con un fine è una contraddizione. Molte persone invece si rivolgono alla meditazione nella ricerca di un sollievo per il loro profondo male di vivere, o addirittura per guadagnare una calma e capacità di concentrazione che – ritengono – possa permettere loro di diventare più efficienti in tutte quelle attività il cui fine ultimo è il denaro e il successo personale. Niente come l’efficienza è più lontano dallo spirito della meditazione. Malgrado ciò, è innegabile che chi affronta il difficile cammino della ricerca dell’Assoluto nelle profondità del proprio essere cambi, e che gli si schiudano possibilità che prima non aveva. In fondo è proprio questo il più grande obiettivo che si raggiunge nell’attività meditativa: fare qualcosa senza un obiettivo, o meglio, non fare proprio, liberandosi dalla schiavitù dell’agire finalizzato, del competere, del dover dimostrare agli altri quanto si è bravi (“trovare l’inazione nell’azione e l’azione nell’inazione”, dice la Bhagavad Gita).&lt;br /&gt;Dico questo perché anch’io ho potuto sperimentare un cambiamento interiore associato con la pratica, ma non si tratta di qualcosa di astratto e generico, bensì di strettamente legato all’esperienza personale quotidiana. Infatti, il miglioramento dell’essere all’interno della propria situazione esistenziale e la visione meno frammentata che conseguono ad un aumento della consapevolezza, ricadono come lievi gocce di balsamo profumato nei particolari contesti in cui ognuno vive e opera. Perciò, volendo raccontare la mia esperienza in merito, tutto quello che posso fare è portare una piccola testimonianza di come la meditazione abbia cambiato la mia attività, che nello specifico è l’insegnamento...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/yoga_insegnante.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su www.meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-388314207321826837?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/388314207321826837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=388314207321826837&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/388314207321826837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/388314207321826837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/06/lo-yoga-dellinsegnante.html' title='Lo yoga dell&apos;insegnante'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-596162232200003957</id><published>2009-05-31T19:28:00.000+02:00</published><updated>2009-05-31T19:35:51.645+02:00</updated><title type='text'>Struggente ricordo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"Prima della creazione della volta del firmamento, prima che fosse piantato l'azzurro padiglione del cielo, mentre eravamo dolcemente assopiti nella città del Nulla, su di noi, senza di noi, fu impresso il sigillo del tuo Amore."&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Abu Khair&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-596162232200003957?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/596162232200003957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=596162232200003957&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/596162232200003957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/596162232200003957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/05/prima-della-creazione-della-volta-del.html' title='Struggente ricordo'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-801502892735300975</id><published>2009-04-25T20:05:00.000+02:00</published><updated>2009-04-30T15:55:47.195+02:00</updated><title type='text'>Libertà e inazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Che cosa significa essere liberi? Vi è sicuramente una libertà da qualcosa, l’assenza di impedimenti a portare a termine un’azione o un progetto che si è preventivamente deciso di realizzare. È questa la stessa libertà che si attribuisce ad un sasso quando diciamo che è “in caduta libera”. Ma può un sasso essere libero? È molto riduttivo limitare la libertà solo all’ultima fase del processo decisionale. Ci vuole invece il coraggio di domandarsi: “quanto è libera la mia scelta?” La libertà di scelta – la più importante – non consiste tanto nel vincere gli ostacoli esterni al compimento delle decisioni, quanto piuttosto nello sganciarsi dai condizionamenti che hanno influenzato quelle decisioni. La più grande minaccia alla nostra libertà non è fuori, ma dentro di noi. Chi, nei tempi moderni, ha svuotato la democrazia di ogni significato lasciando una formale libertà di scelta ma condizionando la visione del mondo di popoli interi attraverso il controllo capillare delle coscienze esercitato dai mezzi di comunicazione di massa, ha ben capito questo concetto...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/liberta_e_inazione.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su www.meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-801502892735300975?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/801502892735300975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=801502892735300975&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/801502892735300975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/801502892735300975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/04/liberta-e-inazione.html' title='Libertà e inazione'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5433708921311302522</id><published>2009-04-25T20:02:00.000+02:00</published><updated>2009-04-25T20:04:04.715+02:00</updated><title type='text'>Protagonista della vita quotidiana</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ogni mattina ci alziamo e una serie di compiti piccoli o grandi ci aspettano. Ed ecco un sottile senso di angoscia, di preoccupazione. Il quotidiano ci spaventa, eppure sono i mattoni che costituiscono la nostra vita. Poi le ore scorrono e tutte quelle situazioni ci troviamo a viverle, e la realtà è molto più naturale dell’aspettativa. Anche una cosa difficile o sgradevole, è sempre meglio nell’attualità dell’azione che nella inesistenza della proiezione mentale. È molto più facile lasciare andare un ricordo che un’anticipazione; il supporto ultimo e più nascosto su cui si appoggiano le nostre esistenze è la paura...&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/protagonista.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5433708921311302522?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5433708921311302522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5433708921311302522&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5433708921311302522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5433708921311302522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/04/protagonista-della-vita-quotidiana.html' title='Protagonista della vita quotidiana'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-2110676179621147703</id><published>2009-04-15T17:33:00.000+02:00</published><updated>2009-04-15T18:20:21.842+02:00</updated><title type='text'>Indagine</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"...attraverso la negazione di quello che non è amore, l'amore è. Non devo chiedere che cos'è l'amore. Non ci devo correre dietro. Se ci corro dietro non è amore; è ricompensa. Quindi con questa indagine ho negato, ho concluso, lentamente, accuratamente, senza distorsioni né illusioni tutto ciò che l'amore non è.&lt;br /&gt;Poi il resto è." &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;J. Krishnamurti&lt;/em&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-2110676179621147703?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/2110676179621147703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=2110676179621147703&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2110676179621147703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2110676179621147703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/04/indagine.html' title='Indagine'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1638779549537781640</id><published>2009-03-16T17:06:00.000+01:00</published><updated>2009-03-16T17:14:04.875+01:00</updated><title type='text'>Vi è incompatibilità tra scienza e frede religiosa?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Secondo una convinzione condivisa da larga parte degli ambienti scientifici e da una certa fetta dell’opinione pubblica, la visione del mondo delle scienze positive e quella di una qualsiasi fede religiosa sarebbero tra loro incompatibili. Si tratta di una posizione materialista che nega la possibilità di qualsiasi livello trascendente della realtà, una posizione basata su presupposti alquanto discutibili e non esente da ombre riguardo alla coerenza interna...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.jirrs.org/jirrs_nr_4/06-02-JIRRS4-CORDELLI.pdf" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo, in inglese, sul &lt;strong&gt;Journal for Interdisciplinary Research on Religion and Science&lt;/strong&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1638779549537781640?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1638779549537781640/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1638779549537781640&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1638779549537781640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1638779549537781640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/03/vi-e-incompatibilita-tra-scienza-e.html' title='Vi è incompatibilità tra scienza e frede religiosa?'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5402795902631315933</id><published>2009-03-13T22:18:00.000+01:00</published><updated>2009-03-13T22:19:51.366+01:00</updated><title type='text'>L’inganno dell’intelligenza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Si confrontano e si giudicano le persone sulla base della loro forza, bellezza, simpatia, intelligenza. È facile fare un confronto di forza fisica: vince chi alza il peso maggiore. Più problematico è il caso della bellezza e simpatia, in cui la soggettività del giudice gioca un ruolo ineliminabile. Ma cosa dire dell’intelligenza? È possibile imporre dei criteri oggettivi, una scala di misurazione? E sopratutto, che cosa distingue una persona intelligente da un’altra che lo è meno? Risolvere problemi, forse. Ma quali problemi? E poi, perché escludere tutta quella parte dell’esperienza umana che non è composta di problemi e non richiede risposte o soluzioni?...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/intelligenza.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5402795902631315933?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5402795902631315933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5402795902631315933&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5402795902631315933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5402795902631315933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/03/linganno-dellintelligenza.html' title='L’inganno dell’intelligenza'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3386097525021312992</id><published>2009-03-03T22:21:00.000+01:00</published><updated>2009-04-30T15:57:51.051+02:00</updated><title type='text'>Sull’individuo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“Io” non mi appartengo. Se penso a che cosa è ciò che intendo con il pronome “io” mi accorgo che si tratta di una manciata di atomi organizzati secondo leggi proprie della natura. Tanto la materia prima che si aggregasse nella mia persona quanto le leggi secondo cui si è aggregata esistevano dall’inizio del tempo come caratteri e  proprietà dell’intero universo. Per un fugace attimo una delle infinite (ma non illimitate) possibilità dell’essere si è incastrata nel gioco di altre relazioni realizzando una struttura in grado di auto-attestare la propria esistenza. Se – come sosteneva Platone – la realtà fosse una collezione di idee immutabili a cui si conformano le copie materiali, allora avrei diritto di reclamare una individualità per me stesso, permanente eppure limitata. Ma se l’Essere è un oceano di pura possibilità che gratuitamente permette il sorgere e il trasformarsi di innumerevoli strutture obbedienti a logiche profondissime, allora io sono qualcosa di più: il prezzo da pagare è la perdita di una illusoria individualità, ma il guadagno è grande: io sono da sempre e per sempre l’universo stesso in uno dei suoi modi più evoluti, un modo cosciente...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/individuo.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su www.meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3386097525021312992?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3386097525021312992/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3386097525021312992&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3386097525021312992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3386097525021312992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/03/sullindividuo.html' title='Sull’individuo'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-410014395171400044</id><published>2009-02-21T18:42:00.000+01:00</published><updated>2009-02-21T18:48:04.674+01:00</updated><title type='text'>Discorsi senza parole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Questo discorso è destinato a colui che, per concepire qualcosa, ha bisogno di parole. Ma chi comprende senza parole, che bisogno ha di discorsi? Questi cieli e questa terra sono discorsi per chi comprende, e anch’essi sono stati generati da alcune parole: «&lt;em&gt;Sii! E quello fu&lt;/em&gt;». Dunque, per colui che intende quel che gli si dice a bassa voce non occorrono né strepiti né grida." (Jalal – ud – Din Rumi, &lt;em&gt;Il libro delle profondità interiori&lt;/em&gt;, VI)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-410014395171400044?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/410014395171400044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=410014395171400044&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/410014395171400044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/410014395171400044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/02/discorsi-senza-parole.html' title='Discorsi senza parole'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5163753952783405598</id><published>2009-01-21T18:22:00.000+01:00</published><updated>2009-01-21T18:29:10.388+01:00</updated><title type='text'>Civiltà e progresso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Non è un rimprovero che il fatto che l’uomo sia un animale carnivoro? È vero, egli può vivere, e vive in effetti, per lo più depredando gli altri animali; ma questo è un miserabile modo di vita – come può ben convincersi chi vada a mettere trappole ai conigli o a sgozzare gli agnelli – e sarà considerato benefattore della sua razza colui che insegnerà all’uomo di limitarsi a un cibo più innocente e più sacro. &lt;br /&gt;Qualunque possa essere la mia consuetudine, non ho dubbio che appartenga al destino della razza umana, nel suo graduale miglioramento, smettere di mangiare animali, allo stesso modo che le tribù selvagge hanno smesso di mangiarsi l’un l’altra quando vennero in contatto con le più civili." (Henry D. Thoreau, &lt;em&gt; Walden&lt;/em&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5163753952783405598?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5163753952783405598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5163753952783405598&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5163753952783405598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5163753952783405598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/01/civilt-e-progresso.html' title='Civiltà e progresso'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8382603664058544529</id><published>2009-01-21T18:17:00.000+01:00</published><updated>2009-01-21T18:19:41.356+01:00</updated><title type='text'>Che ore sono?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Vi è un atto elementare di meditazione che rientra nell’esperienza quotidiana di ognuno, anche di quelli che non hanno abbracciato un percorso di consapevolezza né intendono farlo, mentre per coloro che sono impegnati nella pratica meditativa si tratta di un gesto non intenzionalmente rivolto a coltivare l’attenzione mentale (anche se poi è la pratica che ce ne fa riconoscere la valenza meditativa). Forse non abbiamo mai considerato la cosa sotto questo aspetto, ma ogni volta che guardiamo l’orologio o chiediamo a qualcuno che ore sono, noi portiamo la nostra attenzione al presente, condizione necessaria (anche se non sempre sufficiente) per lo stato meditativo. Come infatti per acquisire la consapevolezza del luogo in cui siamo c’è bisogno di confrontarsi con dei riferimenti geografici (le coordinate rispetto ad una origine nota), così per portare la mente al presente bisogna acquisire una rete di relazioni temporali (solo per la mente, si badi bene, che per l’essere non si verifica una tale necessità, tanto che l’orologio di uno spirito veramente illuminato potrebbe dare sempre un’unica risposta: “adesso”).... &lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/che_ore_sono.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8382603664058544529?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8382603664058544529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8382603664058544529&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8382603664058544529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8382603664058544529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/01/che-ore-sono.html' title='Che ore sono?'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-152102377121746212</id><published>2009-01-16T10:12:00.000+01:00</published><updated>2009-01-16T10:17:11.498+01:00</updated><title type='text'>Dio e la scienza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le leggi fisiche sono leggi dell’universo, e non è quindi lecito estenderle ad un ambito in cui l’universo non c’è ancora. D’altra parte la realtà materiale richiede una giustificazione per il solo fatto di esistere. Questa giustificazione va dunque cercata su un piano trascendente. Vediamo allora che l’ipotesi di Dio, lungi dall’essere incompatibile con una visione scientifica del mondo, ne rappresenta anzi il necessario completamento. Ed è degno di nota il fatto che nessun atto di fede o “salto nel vuoto” è richiesto per giungere al riconoscimento dell’esistenza di Dio, ma solo l’onestà intellettuale di seguire senza pregiudizi un percorso razionale.&lt;br /&gt;La scienza non risulta certo sminuita dall’ammettere l’azione di un agente creatore le cui modalità sfuggono alla possibilità di una formalizzazione in termini matematici; al contrario, essa perde dignità proprio quando degenera nello scientismo, vale a dire nella pretesa totalizzante di riuscire a ridurre nei suoi particolari paradigmi tutti gli aspetti della realtà, negando l’esistenza (anche a prezzo di pesanti contraddizioni) di quegli aspetti che entro tali paradigmi non possono essere ridotti.&lt;br /&gt;D’altro canto, la religione non deve temere la scienza, ché dallo studio delle relazioni tra cose esistenti non potrà mai venire una parola (né in un senso né nell’altro) sul fondamento della loro esistenza; piuttosto, ogniqualvolta un tassello anche minimo delle meravigliose armonie che regolano il cosmo viene portato alla luce della conoscenza, un bellissimo canto di lode al Creatore si alza verso il cielo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-152102377121746212?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/152102377121746212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=152102377121746212&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/152102377121746212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/152102377121746212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/01/dio-e-la-scienza.html' title='Dio e la scienza'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-2891948264555480644</id><published>2009-01-04T23:37:00.001+01:00</published><updated>2009-01-04T23:41:32.022+01:00</updated><title type='text'>Sui limiti della scienza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il più grande servizio che si può fare oggi alla scienza è riconoscerne i limiti e sgombrare il campo dallo scientismo. I limiti della scienza sono contingenti, costitutivi, etici. Chiamo contingenti quei limiti che appaiono come tentativi frustrati di proseguire su certe strade di ricerca, dove formalismi sempre più astrusi e ipotesi estemporanee vengono introdotti al solo fine di salvare certi paradigmi. I limiti costitutivi sono invece quelli che il sapere scientifico, per sua stessa natura, ha avuto da sempre e sempre avrà e che oggi vengono spesso trascurati. Infine i limiti etici sono legati allo stretto rapporto tra scienza e tecnologia...&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/limiti_scienza.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-2891948264555480644?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/2891948264555480644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=2891948264555480644&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2891948264555480644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2891948264555480644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2009/01/sui-limiti-della-scienza.html' title='Sui limiti della scienza'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7399412378790121394</id><published>2008-11-09T19:44:00.000+01:00</published><updated>2008-11-10T17:37:43.184+01:00</updated><title type='text'>Meditazione, tecnica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I due termini, “meditazione” e “tecnica”, compaiono spesso appaiati, ma sempre nella locuzione “tecnica di meditazione”. La tecnica quindi, intesa come insieme coordinato di operazioni (attenzione al respiro, mantra, ecc.) volte al raggiungimento di quel particolare fine che è lo stato meditativo. Non è però questo l’aspetto che voglio discutere... &lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/meditazione_tecnica.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7399412378790121394?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7399412378790121394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7399412378790121394&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7399412378790121394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7399412378790121394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/11/meditazione-tecnica.html' title='Meditazione, tecnica'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4844211393771431821</id><published>2008-10-18T15:51:00.000+02:00</published><updated>2008-10-21T13:00:20.799+02:00</updated><title type='text'>Perché meditare?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La meditazione dà i suoi frutti (e non sono pochi), ma meditare con uno scopo non è corretto. Non sto dando un giudizio morale, non sto dicendo che cosa è giusto o sbagliato. La meditazione, per sua stessa natura, è immune dalle strumentalizzazioni. Ritirarsi spesso nella pratica della calma concentrata e della consapevolezza migliora i nostri rapporti, dissolve le ansie, facilita persino un miglioramento dello stato di salute. Ma chi, insoddisfatto della propria situazione e incuriosito da queste notizie, cercasse nella meditazione una strada al benessere sbaglierebbe... &lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/perche_meditare.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4844211393771431821?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4844211393771431821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4844211393771431821&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4844211393771431821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4844211393771431821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/10/perch-meditare.html' title='Perché meditare?'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1515312088830473008</id><published>2008-09-29T19:34:00.000+02:00</published><updated>2008-10-03T19:39:35.835+02:00</updated><title type='text'>Le radici della virtù</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ci si domanda spesso se la distinzione tra ciò che è “buono” e “cattivo” abbia radici profonde nell’uomo oppure sia dettata da convenienze nell’interesse della stabilità sociale. In termini formali questa seconda posizione è espressa dalla cosiddetta “legge di Hume”, secondo cui nessun aspetto normativo può discendere dalla semplice osservazione dello stato di cose del mondo o, detto in altri termini, non si può dedurre un precetto da un insieme di premesse che non contenga a sua volta almeno un precetto. Questo perché le cose non sono in sé né buone né cattive, accadono e basta; siamo noi che diamo valori e significati etici a fatti che altrimenti non ne avrebbero alcuno. Dopo tutto, cose che sono vietate in un’epoca o in un contesto culturale sono ammesse e addirittura meritorie sotto diverse condizioni. L’esempio classico è quello dell’omicidio, crimine gravissimo in tempo di pace ma sommo atto di eroismo in guerra. E ciò è tanto più condiviso nell’epoca attuale di relativismo etico, nella quale sembra che l’utilità pragmatica sia l’unico metro per misurare il valore morale delle azioni umane.&lt;br /&gt;Eppure, se guardiamo alla parte più profonda di noi stessi, ci rendiamo conto di una luce che infallibilmente ci guida... &lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/le_radici_della_virtu.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1515312088830473008?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1515312088830473008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1515312088830473008&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1515312088830473008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1515312088830473008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/09/le-radici-della-virt.html' title='Le radici della virtù'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-105988733007191058</id><published>2008-08-26T11:21:00.000+02:00</published><updated>2008-09-01T08:56:12.812+02:00</updated><title type='text'>Pace interiore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Da sempre la pace è considerata uno dei più alti valori per l’uomo. Se vi è pace tra i popoli, pace nella società, pace nelle famiglie, ci si sente al sicuro e le energie lasciate libere dalla paura e dalla diffidenza possono essere indirizzate a fini più costruttivi. Ma, mi domando, potranno mai gli uomini realizzare la pace tra loro se prima non conseguono la pace con sé stessi? La pace interiore è la condizione per pacificare i rapporti interpersonali, sociali, sovranazionali...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/pace_interiore.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-105988733007191058?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/105988733007191058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=105988733007191058&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/105988733007191058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/105988733007191058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/08/pace-interiore.html' title='Pace interiore'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7195580056848413071</id><published>2008-08-26T11:17:00.000+02:00</published><updated>2008-09-03T16:30:13.799+02:00</updated><title type='text'>Azione e distacco</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nella Bhagavad Gita, scritta in India più di duemila anni fa leggiamo: “&lt;em&gt;Quindi, senza attaccamento, esegui sempre le azioni che dovrebbero essere fatte; perché, eseguendo le azioni senza attaccamento, l’uomo raggiunge il Supremo.&lt;/em&gt;” (III, 18)&lt;br /&gt;Meister Eckhart, un domenicano tedesco scriveva agli inizi del XIV secolo: “&lt;em&gt;Il giusto non cerca niente con le sue opere. Infatti chi cerca qualcosa con le proprie opere, o agisce per un perché, è un servo e un mercenario. Se vuoi dunque essere conformato e trasformato nella giustizia, non cercare niente con le tue opere e non aver di mira alcun perché, né nel tempo né nell’eternità, né in ricompensa né in beatitudine, né in questo né in quello, perché tali opere sono davvero tutte morte. Sì, anche se prendi Dio come fine, tutte le opere che puoi compiere per quel fine sono morte, e così corrompi le opere buone.&lt;/em&gt;” (Tratto dal sermone &lt;em&gt;Il giusto vivrà in eterno e la sua ricompensa è presso Dio&lt;/em&gt;. Dai &lt;em&gt;Sermoni Tedeschi&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Mi impressiona il fatto che tradizioni e sensibilità così lontane nel tempo e nello spazio giungano ad affermare lo stesso concetto, e non posso non pensare che esiste una profonda verità nell’uomo prima delle culture, delle religioni, della parola stessa, che ogni tanto nella storia si manifesta, come uno sprazzo di luce che fende le nubi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7195580056848413071?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7195580056848413071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7195580056848413071&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7195580056848413071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7195580056848413071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/08/azione-e-distacco.html' title='Azione e distacco'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-2194478063965967361</id><published>2008-07-30T17:49:00.000+02:00</published><updated>2008-07-30T17:50:41.692+02:00</updated><title type='text'>La danza di Shiva</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;"Nella notte di Brahman, la natura è inerte e non può danzare finché non lo vuole Shiva: Egli si desta dalla Sua estasi e, danzando, invia attraverso la materia inerte onde pulsanti di un suono che provoca il risveglio; anche la materia inferiore danza apparendo come un’aureola intorno a Lui. Danzando, Egli sostiene i suoi molteplici fenomeni. Nella pienezza del tempo, ancora danzando, Egli distrugge tutte le forme e i nomi con il fuoco e concede nuovo riposo. Questa è poesia, ma è anche scienza."&lt;br /&gt;(Ananda K. Coomaraswamy, &lt;em&gt;La danza di Shiva&lt;/em&gt;, Luni 2003, p. 83)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-2194478063965967361?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/2194478063965967361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=2194478063965967361&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2194478063965967361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2194478063965967361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/07/la-danza-di-shiva.html' title='La danza di Shiva'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1723555838495742050</id><published>2008-07-08T15:32:00.000+02:00</published><updated>2008-07-08T15:36:54.336+02:00</updated><title type='text'>Consapevolezza e paura</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Vi è un momento in cui decidiamo di proteggere il nostro silenzio; sediamo in una posizione stabile e comoda, oppure ci sdraiamo completamente rilassati, o ancora iniziamo a camminare lentamente. L’attenzione è tutta sul flusso calmo e regolare del respiro, sulla madre Terra che con amore gravitazionale ci stringe a sé, su un mantra che risuona silenzioso nelle buie profondità poste oltre la percezione. È la meditazione, la nostra meditazione. È l’attimo senza tempo in cui ogni aspetto contingente si dissolve e la consapevolezza tocca il puro esistere, scevro da ogni determinazione.&lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/consapevolezza_e_paura.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1723555838495742050?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1723555838495742050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1723555838495742050&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1723555838495742050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1723555838495742050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/07/consapevolezza-e-paura.html' title='Consapevolezza e paura'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4097273632161545933</id><published>2008-06-30T19:36:00.000+02:00</published><updated>2008-06-30T19:39:25.207+02:00</updated><title type='text'>Contro gli eroi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non mi fido degli eroi. L’ingiustizia da riparare è un concetto molto sfuggente. Solitamente, il male viene sconfitto e i buoni vincono, anche a costo di dolorosi spargimenti di sangue. Ma mi viene un sospetto: sono i buoni che vincono o sono i vincitori che scrivono la storia autoproclamandosi buoni? &lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/contro_gli_eroi.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4097273632161545933?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4097273632161545933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4097273632161545933&amp;isPopup=true' title='22 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4097273632161545933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4097273632161545933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/06/contro-gli-eroi.html' title='Contro gli eroi'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>22</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-6726976531052993329</id><published>2008-06-07T15:18:00.000+02:00</published><updated>2009-03-16T17:10:41.778+01:00</updated><title type='text'>Essenza, esistenza, energia, informazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nello sviluppo di Tommaso d'Aquino della metafisica aristotelica gioca un ruolo fondamentale la distinzione tra &lt;em&gt;essenza&lt;/em&gt; (cioè l'insieme delle caratteristiche e capacità) ed &lt;em&gt;esistenza&lt;/em&gt; degli enti. Questi due aspetti, realmente distinti, non sono però separabili, dal momento che non si può osservare l'esistenza se non nell'essenza determinata di un ente, né l'essenza se non in qualcosa di realmente e concretamente esistente. Inoltre, essenza ed esistenza dipendono da due differenti ordini di causalità: interna al mondo fisico per l'essenza, trascendente la realtà materiale per l'esistenza.&lt;br /&gt;È interessante notare come esista una profonda analogia tra i concetti metafisici di essenza ed esistenza e la coppia energia/informazione, pertinente all'ambito fisico. Infatti, anche se informazione ed energia sono concetti ben distinti, ogni scambio di informazione richiede trasformazioni energetiche e l'energia non appare mai se non in forme determinate (cinetica, gravitazionale, termica, nucleare...). È un dato di fatto che nessun processo fisico può avvenire se non con scambio sia di energia che di informazione.&lt;br /&gt;Questo articolo è dedicato all'indagine di questa analogia, che getta un ponte tra i due ambiti, solitamente separati, della metafisica e delle scienze naturali.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.jirrs.org/jirrs_nr_2/07-ALESSANDRO-CORDELLI.pdf" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo, in inglese, sul &lt;strong&gt;Journal for Interdisciplinary Research on Religion and Science&lt;/strong&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-6726976531052993329?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/6726976531052993329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=6726976531052993329&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/6726976531052993329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/6726976531052993329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/06/nello-sviluppo-di-tommaso-daquino-della.html' title='Essenza, esistenza, energia, informazione'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7090147168821270906</id><published>2008-05-25T12:45:00.000+02:00</published><updated>2008-05-25T12:46:21.136+02:00</updated><title type='text'>Bach</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La musica di Bach ha una potenza (nel senso di &lt;em&gt;potentia activa&lt;/em&gt;, capacità di causare) infinita; le note da lui effettivamente scritte sono solo l’inizio, una porta su interi universi nei quali il suono perde la limitazione della dimensione fisica e la musica trascende sé stessa. Un’opera troppo grande per i limiti materiali della vita di un uomo; le intuizioni metafisiche svelate da Bach nelle sue composizioni richiedono uno sviluppo e una indagine infiniti, pertinenti più a un mistico che a un musicista.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7090147168821270906?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7090147168821270906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7090147168821270906&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7090147168821270906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7090147168821270906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/05/bach.html' title='Bach'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-6832072995269232009</id><published>2008-05-12T22:26:00.000+02:00</published><updated>2008-05-12T22:28:22.806+02:00</updated><title type='text'>Sul dolore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Albert Camus ebbe a dire che fino a quando un solo bambino sulla terra soffriva non avrebbe potuto credere in Dio. Sono in molti a sostenere che Dio non esiste, e se esistesse sarebbe crudele, permettendo il dolore e l’ingiustizia. È soprattutto il dolore innocente a fare scandalo (ma esiste poi un dolore non innocente? non siamo tutti nudi e disarmati di fronte alla sofferenza e alla morte, qualunque sia stata la nostra precedente storia?)...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.meditare.net/?q=sul-dolore-alessandro-cordelli" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.net)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-6832072995269232009?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/6832072995269232009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=6832072995269232009&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/6832072995269232009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/6832072995269232009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/05/sul-dolore.html' title='Sul dolore'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4126323167544246769</id><published>2008-05-07T22:56:00.000+02:00</published><updated>2008-05-12T22:29:32.096+02:00</updated><title type='text'>Esiste un livello metafisico?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Qualsiasi discussione sull’esistenza di Dio si può riportare in ultima analisi alla domanda fondamentale se la realtà fisica sia autosufficiente (possibile, non contraddittoria...) o se richieda necessariamente un livello extra-materiale e trans-fisico per esistere. È il bivio in cui si separano la strada dei credenti da quella dei non credenti; affrontare una discussione sui temi della spiritualità senza aver chiarito questo punto fondamentale comporta invariabilmente l’instaurarsi di un dialogo sterile tra sordi, che facilmente finisce negli argomenti puramente retorici o, peggio, nell’invettiva...&lt;br /&gt;&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/livello_metafisico.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4126323167544246769?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4126323167544246769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4126323167544246769&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4126323167544246769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4126323167544246769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/05/esiste-un-livello-metafisico.html' title='Esiste un livello metafisico?'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-2908821841079801772</id><published>2008-04-29T23:14:00.000+02:00</published><updated>2008-04-29T23:15:57.625+02:00</updated><title type='text'>La scala dell’arte</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Vi sono artisti che si esprimono attraverso il proprio corpo, questi sono danzatori e ginnasti. Essi possono raccontare storie bellissime e parlare al cuore di chi li guarda, ma la loro arte ha solo una forma, quella del corpo, né possono derogare dalle leggi del movimento o spingersi oltre le possibilità dei loro muscoli. Anche gli architetti devono obbedire a leggi precise e inoltre le loro opere sono sempre funzionali al fine per cui vengono edificate (che una costruzione è sempre fatta per essere abitata), ma almeno possono scegliere tra una gran varietà di forme...&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/scala.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-2908821841079801772?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/2908821841079801772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=2908821841079801772&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2908821841079801772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/2908821841079801772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/04/la-scala-dellarte.html' title='La scala dell’arte'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-5454779502193964489</id><published>2008-04-22T23:12:00.000+02:00</published><updated>2008-04-28T23:12:38.234+02:00</updated><title type='text'>Discorso su Dio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi è così difficile parlare di Dio... Quante volte ho rimandato queste righe, ma sempre, poi, sento come l’urgenza di dire... ma dire cosa? Se – con scarsa modestia – affermassi di aver capito qualcosa di Dio e di volerne parlare, non commetterei forse un doppio errore? Capire qualcosa infatti significa rinchiuderlo in un recinto concettuale, riportarlo ad altro; parlare di qualcosa è rendere manifesta tale comprensione mediante termini condivisi da tutta una comunità. Tutto ciò funziona bene fino a che sono le cose (e i concetti ottenuti da queste per astrazione) ad essere oggetto di discorso, ma Dio non è una cosa né un concetto...&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/discorso.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-5454779502193964489?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/5454779502193964489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=5454779502193964489&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5454779502193964489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/5454779502193964489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/04/discorso-su-dio.html' title='Discorso su Dio'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-4232019703549610692</id><published>2008-03-06T16:35:00.000+01:00</published><updated>2008-04-02T16:03:13.214+02:00</updated><title type='text'>Indagare sé stessi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Con l’esercizio della concentrazione e del distacco riesco ad osservare la mia mente allo stesso modo in cui osservo il mio corpo. Che cosa vedo? Una intricata rete di convinzioni e stili, costruita nel tempo dall’educazione e dalle esperienze, in base alla quale ad ogni stimolo corrisponde una risposta quasi obbligata. Le necessità meccaniche a cui obbediscono le mie membra sembrano riproporsi anche per i miei pensieri. Una situazione che è sconfortante in apparenza, ma solo in apparenza. Se infatti la prima considerazione è quella di essere solo una cosa, la successiva riflessione mi mostra gli aspetti meno evidenti della mia indagine...&lt;a href="http://www.meditare.net/?q=indagare-se-stessi-alessandro-cordelli" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.net)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-4232019703549610692?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/4232019703549610692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=4232019703549610692&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4232019703549610692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/4232019703549610692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/03/indagare-s-stessi.html' title='Indagare sé stessi'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-7060825933934216805</id><published>2008-02-02T09:30:00.000+01:00</published><updated>2008-02-13T15:29:17.220+01:00</updated><title type='text'>Homo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il prezzo da pagare per essere individuo in questo mondo è distinguersi dal tutto: per essere io, io devo negare tutto ciò che nell’universo non è io. Ma vi è una assoluta profondità alla radice dell'essere dell'uomo in cui una tale lacerazione non è richiesta, e il mio essere e l’essere del tutto sono uno, e io sono persona allo stesso modo in cui Dio è persona...&lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/homo.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-7060825933934216805?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/7060825933934216805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=7060825933934216805&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7060825933934216805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/7060825933934216805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/02/homo.html' title='Homo'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-783969309864569648</id><published>2008-02-02T09:14:00.001+01:00</published><updated>2008-02-13T15:34:53.892+01:00</updated><title type='text'>Cercatori di realtà</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Le persone con forte senso pratico spesso accusano i mistici di essere lontani dalla realtà, di vivere in un mondo fatto di illusioni e fantasie soggettive; contrariamente a loro, che invece si confrontano con la reale esistenza delle cose. Però, coloro che vivono una dimensione spirituale vedono la cosa esattamente rovesciata: è infatti lo svincolarsi il più possibile dagli aspetti contingenti e il cercare l’assoluto che garantisce un maggior contatto con la realtà...&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/cercatori.html" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-783969309864569648?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/783969309864569648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=783969309864569648&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/783969309864569648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/783969309864569648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/02/cercatori-di-realt.html' title='Cercatori di realtà'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8102256440077355617</id><published>2008-01-08T08:31:00.000+01:00</published><updated>2008-01-15T16:06:50.321+01:00</updated><title type='text'>Dare attenzione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quando siamo in mezzo agli altri, per esempio sul posto di lavoro o ad una festa, e capita che due persone che conosciamo siano accanto a noi ma parlino tra loro ignorandoci, ci sentiamo in certa misura mortificati e offesi. Riflettiamo allora su questo fatto: anche noi in qualche modo offendiamo tutta la realtà che ci circonda quando passiamo in mezzo ad essa e la nostra mente è distratta, immersa nei ricordi o nella proiezione di improbabili futuri, invece di dedicare la dovuta attenzione al momento presente, così sacro nella sua concreta esistenza... &lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/dare_attenzione.htm" target="nuova_finestra"&gt;&lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8102256440077355617?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8102256440077355617/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8102256440077355617&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8102256440077355617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8102256440077355617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2008/01/dare-attenzione.html' title='Dare attenzione'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-1714413658741227043</id><published>2007-12-04T08:41:00.000+01:00</published><updated>2007-12-04T08:46:35.272+01:00</updated><title type='text'>Complessità e mondo dell'uomo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Gli ultimi decenni del secolo scorso sono stati testimoni di una epocale rivoluzione nel pensiero scientifico, una rivoluzione che per certi aspetti non si è ancora pienamente conclusa, e le cui avvisaglie erano già presenti molto tempo prima di quel giorno d'inverno del 1961 in cui la corretta interpretazione di un apparente errore computazionale aprì la strada ad un cammino irreversibile nella storia della scienza. A proposito di questa rivoluzione si è parlato di caos, nonlinearità, olismo, frattali, catastrofi e altro ancora, ma il concetto che meglio racchiude ed esprime il carattere della nuova linea di pensiero è quello di &lt;em&gt;complessità&lt;/em&gt;...&lt;em&gt;&lt;a href="http://mondodomani.org/dialegesthai/aco01.htm" target="nuova_finestra"&gt;(Leggi tutto l'articolo su Dialegesthai - Rivista telematica di filosofia)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-1714413658741227043?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/1714413658741227043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=1714413658741227043&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1714413658741227043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/1714413658741227043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2007/12/complessit-e-mondo-delluomo.html' title='Complessità e mondo dell&apos;uomo'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3904942335233879717</id><published>2007-11-16T15:24:00.000+01:00</published><updated>2007-12-03T10:32:27.159+01:00</updated><title type='text'>Libertà e accettazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Molte persone sono schiacciate dal peso delle loro azioni. Azioni già compiute, ma soprattutto azioni ancora da compiere, che esse percepiscono come dovere irrinunciabile. Azioni volte a conseguire precisi obiettivi, i quali a loro volta hanno il fine ultimo di gratificare l’ego del soggetto agente, e consolidano in tal modo un’errata percezione di separatezza dal tutto e stabile permanenza all’interno di un universo mutevole... &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.meditare.net/?q=liberta-e-accettazione-di-alessandro-cordelli" target="nuova_finestra"&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.net)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3904942335233879717?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3904942335233879717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3904942335233879717&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3904942335233879717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3904942335233879717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2007/11/libert-e-accettazione.html' title='Libertà e accettazione'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3548498924865364192</id><published>2007-10-31T15:03:00.000+01:00</published><updated>2007-11-22T18:32:56.189+01:00</updated><title type='text'>La casa dell'io</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se anche parlando di pensieri e stati mentali, si dice “i miei pensieri” e “i miei stati mentali”, cioè si introduce una relazione di appartenenza che presuppone un appartenente e un proprietario distinti, viene spontaneo chiedersi chi sia, quali caratteri abbia, dove si trovi, il proprietario, visto che sugli appartenenti la scienza è in grado di dirci quasi tutto... &lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/casa_dell_io.html" target="nuova_finestra"&gt; &lt;em&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3548498924865364192?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3548498924865364192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3548498924865364192&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3548498924865364192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3548498924865364192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2007/10/la-casa-dellio.html' title='La casa dell&apos;io'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-8617383628373482197</id><published>2007-10-11T17:27:00.000+02:00</published><updated>2007-11-22T18:33:49.029+01:00</updated><title type='text'>L'azione vuota</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Spesso, nelle azioni che facciamo, è presente una tensione, una sofferenza nascosta causa di disagio. Credo che il motivo vada ricercato in un certo scollamento tra noi stessi e il momento presente che stiamo vivendo... &lt;em&gt;&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/azione_vuota.html" target="nuova_finestra"&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-8617383628373482197?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/8617383628373482197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=8617383628373482197&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8617383628373482197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/8617383628373482197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2007/10/lazione-vuota.html' title='L&apos;azione vuota'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-422691740021142873</id><published>2007-09-23T20:05:00.000+02:00</published><updated>2007-11-22T18:34:03.814+01:00</updated><title type='text'>Origini...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La materia è governata da leggi rigorosamente logiche, senza eccezioni; anche dove non si riesce a trovare una specifica relazione matematica, nondimeno vi è una perfetta coerenza logica e il rispetto di un opportuno ordine di causalità. Tuttavia il principio di non contraddizione è una richiesta di carattere passivo (o negativo) alla realtà materiale... &lt;em&gt;&lt;a href="http://spazioinwind.libero.it/alessandrocordelli/origini.html" target="nuova_finestra"&gt;(Leggi tutto l'articolo)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-422691740021142873?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/422691740021142873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=422691740021142873&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/422691740021142873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/422691740021142873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2007/09/origini.html' title='Origini...'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3044818693747269016.post-3976955947087998195</id><published>2007-09-01T10:16:00.000+02:00</published><updated>2007-11-22T18:31:37.883+01:00</updated><title type='text'>Costantemente rapito dalla vastità dell'Intero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Rapito dalla vastità dell’Intero, quando riesco a calmare anche solo per poco le pretese di un ego che non tollera silenzio ed inazione. Nessuna lotta interna, però; sarebbe una lotta destinata alla sconfitta nello stesso momento in cui viene intrapresa. Nel tentativo di reprimere l’antico io spaventato dalla prospettiva di non lasciare traccia, tutto verrebbe coperto dall’ombra oppressiva di un oscuro maestro interiore che afferma la propria santità – e con essa l’eterna permanenza – nella capacità di distaccarsi, ridotta a pura abilità psicologica... &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.meditare.it/riflessioni/rapito.htm" target="nuova_finestra"&gt;(Leggi tutto l'articolo su meditare.it)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3044818693747269016-3976955947087998195?l=alessandrocordelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/feeds/3976955947087998195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3044818693747269016&amp;postID=3976955947087998195&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3976955947087998195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3044818693747269016/posts/default/3976955947087998195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocordelli.blogspot.com/2007/09/costantemente-rapito-dalla-vastit.html' title='Costantemente rapito dalla vastità dell&apos;Intero'/><author><name>alessandro cordelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14602911798994639628</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
