Vi è incompatibilità tra scienza e frede religiosa?


Secondo una convinzione condivisa da larga parte degli ambienti scientifici e da una certa fetta dell’opinione pubblica, la visione del mondo delle scienze positive e quella di una qualsiasi fede religiosa sarebbero tra loro incompatibili. Si tratta di una posizione materialista che nega la possibilità di qualsiasi livello trascendente della realtà, una posizione basata su presupposti alquanto discutibili e non esente da ombre riguardo alla coerenza interna...
(Leggi tutto l'articolo, in inglese, sul Journal for Interdisciplinary Research on Religion and Science)

L’inganno dell’intelligenza


Si confrontano e si giudicano le persone sulla base della loro forza, bellezza, simpatia, intelligenza. È facile fare un confronto di forza fisica: vince chi alza il peso maggiore. Più problematico è il caso della bellezza e simpatia, in cui la soggettività del giudice gioca un ruolo ineliminabile. Ma cosa dire dell’intelligenza? È possibile imporre dei criteri oggettivi, una scala di misurazione? E sopratutto, che cosa distingue una persona intelligente da un’altra che lo è meno? Risolvere problemi, forse. Ma quali problemi? E poi, perché escludere tutta quella parte dell’esperienza umana che non è composta di problemi e non richiede risposte o soluzioni?...
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Sull’individuo


“Io” non mi appartengo. Se penso a che cosa è ciò che intendo con il pronome “io” mi accorgo che si tratta di una manciata di atomi organizzati secondo leggi proprie della natura. Tanto la materia prima che si aggregasse nella mia persona quanto le leggi secondo cui si è aggregata esistevano dall’inizio del tempo come caratteri e proprietà dell’intero universo. Per un fugace attimo una delle infinite (ma non illimitate) possibilità dell’essere si è incastrata nel gioco di altre relazioni realizzando una struttura in grado di auto-attestare la propria esistenza. Se – come sosteneva Platone – la realtà fosse una collezione di idee immutabili a cui si conformano le copie materiali, allora avrei diritto di reclamare una individualità per me stesso, permanente eppure limitata. Ma se l’Essere è un oceano di pura possibilità che gratuitamente permette il sorgere e il trasformarsi di innumerevoli strutture obbedienti a logiche profondissime, allora io sono qualcosa di più: il prezzo da pagare è la perdita di una illusoria individualità, ma il guadagno è grande: io sono da sempre e per sempre l’universo stesso in uno dei suoi modi più evoluti, un modo cosciente...
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